giovedì 27 marzo 2014

SIM14-Regular season 2013-14: "Thanking"

No, quello del titolo non è un banale errore di digitazione. Quello nel titolo è una "quella", ovvero l'azione che io devo compiere tutte le sere delle partite a fine gara nei confronti dei ragazzi. Si, li devo proprio ringraziare, perché questa squadra, a prescindere dai risultati che sta ottenendo, si è totalmente calata nella nuova avventura e ce la sta mettendo tutta per rendermi felice. 
Che l'ultimo SIM14-mese di regular season potesse essere complicato lo sapevo sin da quando ho firmato il contratto, che ci potessero essere delle sorprese me lo sarei anche potuto aspettare, ma ritrovarmi in su un ottovolante emotivo non era certo nei miei piani. La sfida con Washington (vinta) era infatti la prima gara di un trittico di partite allo Staples che ci avrebbero visti protagonisti contro prima i Magic e poi i Knicks. Oddio, contro i Magic la parola "protagonisti" è quantomai inadatta, visto che non scendiamo praticamente in campo e subiamo una sconfitta sonora di 30 punti; ci rifacciamo però contro la New York del neo-presidente Phil Jackson che battiamo per 99-105 (prima gara in cui teniamo gli avversari sotto quota 100), dimostrando che la debacle contro i Magic è solo frutto della somatizzazione degli esperimenti che sono costretto a fare. Siamo talmente convinti di ciò che non ci fermiamo ed anzi completiamo la SIM14-week con la splendida vittoria nel back to back in trasferta contro  Bucks e T-Wolves! Le due gare sono combattutissime, magari non belle a livello tecnico ma ricche di adrenalina e ci permettono di montarci un po' la testa, in quanto i giornali già parlano di "Lakers ritrovati" e del "Ritorno dei gialloviola", con anche accenni al rammarico per una mia tardiva assunzione.
Le lusinghe fanno piacere a tutti, ma in questo periodo iniziale sono utili quanto una stufa nel deserto a mezzogiorno d'estate, mentre la testa "montata" è pessima amica di una squadra che attualmente per vincere deve mantenere una mentalità "operaia". Ecco allora che "dalle stelle" finiamo immediatamente "alle stalle" grazie ad un ribaltone nelle prestazioni che porta in dote quattro sconfitte consecutive. Nell'ordine perdiamo contro i Suns allo Staples (partita-lotta tra cani nella quale paghiamo la mancanza dell'alpha dog nel finale), replichiamo contro Portland appena due sere dopo (con Lilliard che ci spiega perché l'anno scorso ha vinto il premio di rookie dell'anno), completiamo l'opera con la sconfitta in back to back a Sacramento prima e poi contro Dallas di nuovo allo Staples. Piovono improvvisamente critiche, il filotto di vittorie sembra esser stato fatto anni or sono e non appena la SIM14-settimana scorsa ma, come al solito, io so bene che la verità sta nel mezzo: se le vittorie sono arrivate contro squadre comparabili al nostro livello, le sconfitte ci sono state inflitte da squadre che stanno lottando per un posto ai playoff e che dunque per livello e motivazione ci sono superiori. 
Per ora va bene così, anche perché l'atteggiamento in campo è sempre stato quello giusto (tranne contro i Magic) e le indicazioni raccolte finora saranno utili nel prossimo futuro. Stiamo lavorando, sperimentando e facendo delle improvvisazioni che ci possiamo permettere in un finale di stagione che ormai, nostro malgrado, è privo di qualsiasi velleità di risultato; l'importante è comunque avere le idee ben chiare in testa e proseguire la risalita, magari evitando di sprecare del tempo ma anzi sfruttare questo finale per arrivare alla prossima stagione pronti e carichi a far bene!

sabato 22 marzo 2014

SIM14-Regular season 2013-14: noblesse oblige

La stretta di mano a fine partita con Popovich è di quelle che ti fanno apprezzare il lavoro di 2k-allenatore, di quelle che ti fanno capire che la strada intrapresa è quella giusta, anche se è solo la prima partita, anche se la squadra ha perso al tuo esordio sulla panchina (mai avvenuto prima nella mia 2k-carriera), anche se la classifica dice chiaramente che più in basso di così nella conference non si può andare. 0-1 il mio record, eppure sono soddisfatto perché contro gli Spurs doveva essere un massacro annunciato, invece è stata partita vera, giocata con entusiasmo da un lato e rigore dall'altro.
Sono più forti gli Spurs e si presentano allo Staples per questo inedito testa-coda consci del fatto che giocando come sanno usciranno con la W. L'inizio in sordina degli Speroni è infatti sufficiente per scavare sin da subito un solco, figlio anche del fatto che i ragazzi devono assimilare le nuove "regole dello stare in campo" che ho imposto, ma non è sufficiente per buttarci fuori dalla partita. Tiriamo malissimo da tre e se non fosse per Gasol e Young il -15 di metà secondo quarto sarebbe tranquillamente un -50, ma i neroargento non affondano il colpo e noi, incredibilmente, riusciamo a risalire. Ci crediamo, ci portiamo sino al -5 ad inizio terzo quarto quando Pop è costretto a chiamare time-out ed a regalare una ramanzina ai suoi condita da urla che si sentono anche dalla nostra panchina. Gli effetti delle parole del buon Gregg si manifestano immediatamente, gli Spurs ci scaraventano via nuovamente ma l'aria di L.A. è cambiata e lo si vede dal fatto che la squadra non si disunisce nella difficoltà ma anzi reagisce e resta a contatto. Il talento tuttavia alla lunga fa la differenza, le motivazioni completano l'opera ed il trio Duncan-Parker-Leonard (quest'ultimo in particolare sugli scudi nel finale) domina il finale regalandomi un esordio “agrodolce”: 107-102 il finale allo Staples e stretta di mano con Pop che senza parlare ti fa capire che la direzione intrapresa è quella giusta.
L'intuizione carpita dall'ex-agente della CIA trova presto conferma nella sfida, sempre allo Staples, contro i Wizards. Guardiamo tutti dal basso verso l'alto e i capitolini sono in lotta per un posto ai playoff ad est ma l'entusiasmo portato dalla sconfitta (onorevole) contro gli Spurs e la notizia del ritorno di Hill sono ottimo carburante per la nostra sete di far bene. La partita è particolarmente piacevole da guardare sin dalle prime battute, Washington tiene ritmi alti e noi abbiamo troppi piccoli per non correre con loro; la differenza con la gara precedente è che le nostre medie dal campo oggi sono buone ed allora i Wizards non riescono a scappare, anzi siamo noi ad andare alla pausa lunga in vantaggio. Gasol è il nostro top scorer, ma la menzione d'onore è obbligatoria per Kendall Marshall che produce assist a nastro e detta i tempi di gioco in maniera signorile nonostante abbia davanti un satanasso come Wall. Ariza gioca la classica grande partita da ex, gli ospiti hanno energia doppia sotto le plance, ma il nostro quarto periodo è un capolavoro di umiltà ed intelligenza cestistica ed il risultato finale è un 101-109 che mi fa ripensare ancora a coach Pop.

Dopo la gara faccio un primo bilancio: ho visto cose che mi sono andate a genio e cose da correggere, sto rivalutando alcuni giocatori e cercando di capirne degli altri. Come detto, la strada è ancora lunghissima ma già si vede un piccolo puntino di luce in fondo al tunnel! 

giovedì 20 marzo 2014

SIM14-Regular Season 2013-14: Una nuova avventura

Kobe out for the season, Nash invecchiato improvvisamente, Gasol fuori dal progetto tecnico, una squadra di gente con il contratto in scadenza più interessata alla riconferma che alla maglia, ultimi ad ovest e totalmente avulsi dal concetto di attacco corale e difesa strutturata... No, i Lakers non si presentano certo bene e l'impressione è che squadra e dirigenza siano completamente allo sbando, non si sappia cosa fare e che si navighi a vista. 
Accettare un incarico del genere sembra una follia ma, ormai lo sapete, mi piacciono le sfide impossibili (perché di questo si tratta) ed il fascino della maglia gialloviola per me è unico. Certo, la responsabilità la sento eccome e la base di partenza è diversa dal solito: mercato chiuso, campionato ormai agli sgoccioli, roster ormai definito, nessuna velleità di vittoria. Sarà la prima 2k-volta che non faccio i playoff (sebbene la colpa non è mia), sarà la prima volta che inizio dalla fine, che subentro a stagione in corso (anzi, ad essere precisi con la regular season in dirittura d'arrivo) e che trovo una squadra con affiatamento 0.
L'obiettivo per questa stagione è dunque quello di concludere dignitosamente, di scremare il roster per capire chi avrà ancora diritto di cittadinanza in questa squadra l'anno prossimo, di iniziare a creare quella chimica di squadra tanto importante per scrivere le pagine di storia e di strutturare una difesa degna di questo nome che completi un attacco corale ed efficace. Poi ci sarà il draft (con una fictional draft, i rookie "veri" entreranno il prossimo 2k14-anno) e l'off-season che serviranno a creare la base per i successi, perché ai Lakers ogni anno in cui non si vince l'anello è un fallimento e dunque siamo "costretti" a pensare in grande.
Ma diamo tempo al tempo, ci sono gli Spurs, primi ad ovest, all'orizzonte e poi un mese di stagione regolare da affrontare al meglio delle nostre capacità e possibilità. Si parte, da ora si fa sul serio!

mercoledì 19 febbraio 2014

2k14-Regular season: opening week

"Dimmi come inizi la stagione e ti dirò chi sei". Ok, magari non è la più veritiera delle frasi, ma è sicuramente una di quelle cose a cui tengo particolarmente: vincere la prima partita della stagione è quasi un obbligo morale per me e questo obbligo diventa "legge" se la serata d'esordio vede impegnati i miei nuovi Lakers nel derby contro i, incredibile a dirsi, favoriti Clippers. Fedele alla legge "una sola trade al primo anno" ho speso in sede di mercato il gettone su Jeff Taylor, ala dei Bobcats che arriva a L.A. in cambio di Farmar e Sacre ma che comunque non partirà titolare. Il mercato non si è però concluso qui, in quanto Meeks è stato tagliato a causa del suo desiderio di minutaggio elevato. La rosa con cui quindi mi appresto ad affrontare la stagione è dunque la seguente:

PM: Marshall, Nash, Blake
G: Bryant, Young
AP: Johnson, Henry, Taylor
AG: Hill, Kelly
C: Gasol, Kaman

L'idea di base è di ripetere il 4+1 dei Bobcats (la TPO anche in questo universo "non esiste"), dunque Hill verrà impiegato spesso da centro e le AP spese anche nel ruolo di 4, e i concetti sono sempre i soliti: difesa, concentrazione e voglia. Finito il training camp, arriva inesorabile la tanto attesa opening night.

Lo Staples ci accoglie con sentimenti contrastanti: tutti gli addetti ai lavori ci danno per squadra di seconda fascia, ma il nostro pubblico non è abituato a lottare nei bassifondi e pretende comunque di evitare che la parolina magica "tanking" aleggi su questa stagione. Il problema è che, pronti-via, tanking o no, i Clippers fanno subito la voce grossa. Paul scherza con Marshall, Griffin è dominante e noi abbiamo una pessima fase difensiva che si coadiuva perfettamente con una fase offensiva confusionaria ed improduttiva. Siamo completamente in balia dell'avversario quando faccio la mossa che forse ci cambia la stagione. Time-out a 2 minuti circa dal termine del primo quarto:
- Kobe, Crawford ti sta massacrando e gli ultimi due tiri che hai preso non stavano né in cielo né in terra. Ora ti siedi e ci pensi un po'
-Mi siedo?!?! Ma siamo sotto di...
-Non mi interessa. Tre cose ho chiesto: difesa, concentrazione e voglia e questa richiesta vale per tutti! Ora tu ti siedi e noi ci mettiamo a difendere sul serio. Questa partita la portiamo a casa, piaccia o non piaccia!!
Accade il miracolo, accade che la squadra cambia intensità difensiva e iniziamo una lenta ma inesorabile rimonta che ci porta sul -2 a metà partita. Ma non è finita, perché nel terzo quarto passiamo addirittura in vantaggio con la coppia Kobe-Pau che sembra ritornata al 2009. I Clippers però non ci stanno, rimontano e ci sorpassano con un 12-1 di parziale che ci scuote dalle fondamenta e che manderebbe al tappeto chiunque. Tranne questi Lakers, che giocano un quarto finale da applausi scroscianti, se la vanno a giocare punto a punto con un Bryant che diventa mostruoso e che la portano a casa grazie alla giocata della partita del Black Mamba: 111-109 Clippers, 40 secondi da giocare, Kobe attacca il ferro passando sul blocco di Hill, va dentro, appoggia e si prende il fallo che si trasforma nel libero supplementare che imporrà il risultato finale di 111-112.

I giornali del giorno dopo ci celebrano come se avessimo vinto l'anello ("Mike sells tickets, Alp wins championships" è uno dei titoli ad effetto che si potevano leggere) ma noi, il giorno dopo, siamo più preoccupati di andare a casa dei Warriors piuttosto che leggere i giornali. In back to back, dopo una partita difficile e tirata come quella con i Clippers, in casa di una pretendente al titolo, tutti si aspettano una nostra imbarcata clamorosa. Ma smentiamo nuovamente i pronostici. Ci siamo, giochiamo a viso aperto, abbiamo voglia ed intensità ed entriamo nel quarto periodo addirittura sul +6. I Warriors sono evidentemente più forti, ci mettono in difficoltà alzando il ritmo e se solo Kobe è produttivo nel quarto periodo la L non può che arrivare inesorabile: 93-97, che in casa dei Warriors non è neanche da buttare.
Il nostro record è dunque 1-1 e la cosa non ci dispiace neanche tanto. C'è da lavorare, c'è parecchia strada da fare, c'è da faticare per davvero; ma ci sono anche tante cose buone, viste in queste prime partite e c'è la certezza anche che dando sempre il 100% in campo non avremo nulla da recriminare!

sabato 11 gennaio 2014

2k14-World: Stream of Consciousness

1111 S Figueroa St, Staples Center, Los Angeles, California. Ore 11.30 di un'assolata giornata della 2k14-summer angelena.
Gary Sacks, GM dei Clippers, sta tenendo una conferenza stampa in pompa magna nella gremita press room dello Staples Center. Non potrebbe essere altrimenti, il nome del nuovo allenatore è di quelli che spiazzano per davvero; chi se l'aspettava che i Clippers potessero fare un colpo simile? Certo, i motivi per aspettarsi un nome grosso c'erano tutti, a partire da un punto fondamentale per la franchigia: trattenere Chris Paul, ovvero colui che ha cambiato la mentalità perdente per eccellenza della franchigia! A dirla tutta, non ci si aspettava un tradimento tale neanche dall'ormai neo-allenatore dei Clips. Tradimento ad una società, ad una città, ad una storia. Eh già, il vil denaro può spostare le montagne... Certo che i giornali di Los Angeles ne avranno di che scrivere in questa stagione, come se mancassero gli spunti ai giornalisti della città degli angeli.

“...ed è con questo intento, per puntare al titolo e crescere come squadra, che abbiamo scelto il nostro nuovo allenatore...”. Le parole del buon Gary mi riportano nel mondo reale, lontano dai voli pindarici della mia testa, fin troppo annebbiata da alcol, donne, macchine e pallacanestro. Finita la press conference c'è da salire nello studio, già mi aspetta un po' di lavoro da fare... Ecco che arrivano i flash, la stretta di mano e gli applausi. Applaudo con fare distaccato pure io. Questi sono applausi che lasciano il tempo che trovano, gli applausi che contano si prendono a giugno. Tuttavia, sarà anche un rivale, ma Doc Rivers è un grande allenatore ed avrà una bella gatta da pelare con questi Clippers. Gli applausi se li merita!

Beh, non che il mio compito sia semplicissimo; ma in fondo, le “imprese impossibili” mi sono sempre piaciute. Oh, ma quando finisce questa conferenza stampa? Ho da vincere la battaglia di L.A. prima e poi la guerra per l'NBA: tempo da perdere non ne ho mica...

giovedì 9 gennaio 2014

2k13-Finals 2015: Bobcats@Mavericks; Game 6

American Airlines Center, Dallas, Texas, NBA Finals, gara 6. Le coordinate ci sono, la tensione è alle stelle per una sfida decisiva. I Mavericks si sono ripresi il fattore campo ma ora devono vincere le due rimanenti gare della stagione per portare a casa l'anello. Sono infatti i Bobcats ad avere il match point sulla racchetta, una vittoria in due gare, ma Charlotte è nella situazione di dover obbligatoriamente vincere il titolo fuori casa. Non sarà facile, sarà anzi difficilissimo per entrambe!
Partono forte i Mavs, sospinti da un pubblico ruggente e desiderosi di portare a casa l'intera posta in palio, ma Charlotte non trema anzi risponde colpo su colpo. La partenza pirotecnica maschera l'imprecisione delle stelle, stanche e logorate da una stagione interminabile e quindi sorrette dagli imprescindibili sidekick. Il problema per Dallas è che i sidekick di Charlotte hanno più impatto: Kirilenko è solo la punta di diamante della panchina ospite che trova punti importanti anche dagli insospettabili Belinelli e Biyombo. Mayo è però una mitragliatrice e la sua prestazione è impossibile da arginare per i Bobcats che concedono dunque la clamorosa rimonta agli avversari. Alla pausa si giunge quindi in sostanziale equilibrio (54-52) ma con l'inerzia della partita tutta da parte dei padroni di casa.
La pausa però porta “consiglio” agli ospiti, che escono forte e piazzano subito un bell'allungo. Melo è il protagonista di questa frazione, ma le sue bordate non riescono ad affondare definitivamente Dallas. Che, incredibilmente, rimonta da un disperato -12 per impattare prima e piazzare il +5 poco dopo. Charlotte trema, si sente chiaramente in balia dell'avversario, il -8 nel quale sprofonda sembra essere il punto di non ritorno dell'oblio, ma all'inizio del quarto periodo Fredette, da buon “cocco del coach” fa le giocate che cambiano la partita: le sue due bombe consecutive da distanza siderale ricordano molto le due sganciate in un altro 2k-world con la maglia dei Magic in un primo turno contro New York e sono il viatico per la rimonta degli ospiti. Dallas, impeccabile finora, inizia a sentire il peso della pressione, mentre Westbrook inizia a segnare i canestri pesanti. Il +5 prodotto da Agent 7 si trasforma in +8 a meno di 1 minuto dal termine quando lo stesso Westbrook pesca Carmelo Anthony in angolo. È il sigillo tanto atteso, è il segnale della resa per Dallas. L'American Airlines Center applaude amaramente dei Mavericks sognatori e degni avversari di Charlotte, ma I BOBCATS SONO 2K13-CAMPIONI NBA 2015!!!!!!!
Finisce 102-94 Bobcats. MVP è Russell Westbrook, 25 e 9 per suggellare delle finali da primo violino. Bene Melo con 21 e 8 rimbalzi, 15+11 per Pekovic. Per Dallas sono effimeri i 31 di Mayo e sanguinosi i 14 di un Nowitzki chiaramente arrivato al canto del cigno.

lunedì 6 gennaio 2014

2k13-Finals 2015: Mavericks@Bobcats; Game 3 & Game 4 & Game 5

Game 3
Uno a uno e palla al centro, ecco il verdetto dopo le prime due gare della serie finale. In gara uno i Bobcats si sono presi il fattore campo ma per festeggiare in casa devono vincere le prossime tre gare consecutive contro dei Mavericks galvanizzati dall'incredibile tripla della vittoria di Collison. La serie è ad un punto cruciale, chi prenderà il comando?
L'inizio dei Bobcats è di tipo territoriale, figlio della voglia di dimostrare di non aver subito il contraccolpo psicologico e pensato per atterrire psicologicamente gli avversari. La risposta dei Mavericks tarda un po' ad arrivare, ma presto Collison e Mayo si prendono responsabilità importanti e tracciano la via per la prima rimonta. I Bobcats però oggi sono in serata "non possiamo perdere per nessuna ragione al mondo", si dimostrano pronti sia tecnicamente che psicologicamente e orientano la partita con un paio di giocate da campione di Anthony e Westbrook. Agent 7 soprattutto è in serata di grazia e trasforma qualsiasi pallone passi dalle sue parti in oro, ma la straordinaria prestazione dell'MVP della stagione regolare non permette comunque ai Bobcats di andare via di prepotenza, dando la possibilità a Dallas di arrivare alla pausa lunga sotto solo di sei punti.
Negli spogliatoi però accade qualcosa, perché lo spettacolo a cui si assiste nel terzo periodo è senza dubbio sensazionale. I Bobcats alzano i giri del motore in maniera eccezionale, prendono a difendere sul serio ed in attacco giocano con una decisione ed una cattiveria rara. Dallas prova a resistere, ma è spazzata via dalle giocate di Westbrook, Anthony, Kidd-Gilchrist, Pekovic e Kirilenko, che la scaraventano clamorosamente a -16. I Bobcats sono indemoniati e la risposta dei Mavs affidata al solito Mayo anziché spaventare i padroni di casa li fa inferocire sempre di più, come un toro a cui si sventola sotto il naso un drappello rosso. Charlotte affonda ulteriormente il piede sull'acceleratore, chiude il terzo periodo con 45 punti segnati, tocca picchi di aggressività rara e si issa fino all'incredibile +25 di massimo vantaggio con ancora 8 minuti da giocare nel quarto periodo. La partita finisce sostanzialmente qua, con i padroni di casa che amministrano con i titolari per un po' per poi lasciare spazio alle panchine, in vista di una gara 4 in cui, si pensa, Dallas spenderà il classico gettone.
Finisce 106-121 Bobcats. Il sontuoso MVP è Westbrook: 27 punti, 12 assist, 2 rimbalzi e 2 recuperi per lui. 27 anche per Melo, ma in doppia cifra ci vanno pure Kidd-Gilchrist e Pekovic. Dallas ha in Mayo con 25 il suo top scorer, ma se Wunderdirk ha solo 13 punti per Dallas è notte fonda!

Game 4
La rabbiosa risposta dei Bobcats in gara 3, dopo la rocambolesca gara 2, non si è fatta attendere ed ora i pronostici sono tutti per una Dallas che deve vincere gara 4 per non sprofondare nel baratro. Must win per entrambe dunque questa gara 4, perché i Bobcats devono difendere il fattore campo ribaltato in gara 1 per poi giocare l'ultima in casa in forma di match point. La Roma bruciata sotto Nerone è un villaggio vacanze in confronto a questa gara 4!
La girandola di emozioni parte immediatamente, con Kidd-Gilchrist e Nowitzki che iniziano sin dai primi possessi a scambiarsi i convenevoli. MKG produce basket a nastro, ma le risposte di Dallas sono quasi sempre convincenti e la partita si assesta sui binari dell'equilibrio. Pekovic prova a dare manforte ai suoi, Westbrook cerca di coinvolgere i compagni, ma l'impatto della panchina di Dallas è superiore a quello della panchina dei padroni di casa che trova un contributo solo da Henderson e Kirilenko. Le ostilità si mantengono vive sempre su quel filo conduttore chiamato equilibrio, nessuna delle due squadre riesce a prendere il controllo del match e l'esito naturale è che si arriva alla pausa lunga in condizione di sostanziale equilibrio, sul 58-60 per i Bobcats.
Al ritorno dalla pausa lunga, le difese, piuttosto allegre finora, prendono il sopravvento e la sfida passa dal fioretto alla sciabola: fisicità, colpi proibiti, fifty-fifty balls, rubate e stoppate, falli al limite sono i protagonisti di questa frazione di match, nella quale però si issa anche un protagonista finora poco presente: Dirk Nowitzki. L'MVP delle finali 2011 spende il classico gettone (un po' come Ginobili in gara 5 nelle real Finals 2013) e ritorna per una sera un ventinovenne all'apice della carriera. Wunderdirk è stratosferico, segna di tutto e insegna pallacanestro a Kidd-Gilchrist, il quale però gli risponde spesso e volentieri, dimostrandosi coraggioso e pronto a scrivere il suo nome nella storia. La partita è in mano ad un signore chiamato "equilibrio", ma i cinque punti di differenza in favore dei padroni di casa con cui si arriva alla sirena del terzo quarto sembrerebbero far pendere l'asticella verso Charlotte. Dallas è però indomita, risponde e rientra inesorabilmente, nonostante Westbrook e Anthony si siano attivati per cercare di mantenere i Bobcats in linea di galleggiamento e dunque il finale punto a punto si prepara per essere giocato. I Mavs riescono a prendere un po' di margine, quattro punti che sembrano essere quaranta visto l'andazzo del match, e quando i Bobcats sbagliano due triple consecutive con Anthony prima e Kidd-Gilchrist poi, i titoli di coda iniziano a scorrere sul match. Ci pensa Collison a fissare il risultato dalla lunetta, gara 4 è di Dallas!
Finisce 106-99 Mavericks. MVP è Nowitzki: 24 punti e 11 rimbalzi per lui. Bene Mayo (21) e Collison (18), ma a spaccare dalla panca la partita è un Beaubois con 12 punti frutto di un 4 su 4 da tre. Per Charlotte, 26 punti, 7 rimbalzi e 7 assist per Micheal Kidd-Gilchrist, 23 e 8 assist per Westbrook, ma l'indiziato numero uno è Melo, solo 15 punti per lui.
Serie sul 2-2, ora gara 5 è da far tremare i polsi!

Game 5
E chi doveva dirlo? 2-2 nella serie, sorprendenti i Mavs e sorpresi i Bobcats ed ora c'è una gara 5 da giocare che è sicuramente decisiva: per i Bobcats, che non possono permettersi di andare sotto in previsione di due gare da giocare in Texas; per i Mavericks, che potrebbero avere anche due match point da spendere in casa. Ci sono tutte le premesse per una gara al cardiopalma!
La batosta di gara 4 pesa sui Bobcats, assolutamente incerti e timorosi in avvio di gara. Dallas però ha la colpa di non trovare il giusto ritmo sin da subito e spreca dunque l'attimo di indecisione della squadra padrona di casa. Westbrook e Melo allora prendono in mano le redini del gioco e indirizzano la partita verso i binari di Charlotte, senza tuttavia riuscire a disfarsi degli arrembanti Mavs. Nowitzki, dopo la straordinaria prestazione di gara 4, è con la lingua a penzoloni, ma Mayo e Collison fanno di tutto per permettere ai Texani di rimanere in partita e la missione si può ritenere compiuta quando alla pausa lunga si arriva sul 57 pari.
La Time Warner Cable Arena trema ed il colpo di grazia sembra darlo il quarto prematuro fallo di Kidd-Gilchrist che costringe coach Alp89 a rivolgersi alla panchina. Ma le grandi squadre si riconoscono nei momenti di difficoltà e dunque la risposta dei Bobcats è da grande squadra: Kirilenko, chiamato in causa nel momento più ostico, piazza un paio di giocate eccezionali, cambiando così l'inerzia della partita. Dallas sprofonda sul -8, ma resta comunque sul pezzo e non affonda mai definitivamente, restando sempre in gara. Serve la spallata decisiva, servono le giocate di Russell Westbrook che prende le decisioni importanti e cambia i connotati alla partita. Gli affondi di “Agent 7” sono eccezionali e fanno saltare in aria la difesa di Dallas come un castello di carta colpito da una palla di cannone. L'assalto è quello giusto, l'affondo è decisivo, in gara 5 passa Charlotte!

Finisce 98-109 Bobcats. MVP Russell Westbrook, 26 punti e 9 assist per lui. Discreto Melo con 21, decisivo Kirilenko dalla panchina con 14! Wunderdirk è fermo a quota 11, dunque i 25 di Mayo e i 18 di Collison non riescono ad impedire il 3-2 nella serie, che però ora si sposta a Dallas!

PS: scusate il ritardo...