È ufficiale! Il primo titolo stagionale ce lo siamo accaparrati, tra l'altro con grande anticipo rispetto la fine della regular season, e dunque, comunque vada, non sarà una stagione da "zeru tituli". Si scherza ovviamente, il titolo di campioni della Southeast Division conta probabilmente meno "del due di spade quando la briscola è a mazze" ma con sé porta perlomeno l'ufficialità di essere tra le prime quattro ad est (e quindi Miami potrà ambire al massimo ad un quinto posto) ed anche l'ufficialità di essere ai playoff, cosa che renderà le successive 2k-week una specie di nuova pre-season in vista dei playoff.
Il percorso di "ufficializzazione" del suddetto titolo non è stato però facile, anche se costellato di successi. Apriamo le danze con tre gare consecutive alla Time Warner Cable Arena, in ordine cronologico contro Bulls, 76ers e Clippers. Chicago è in piena lotta playoff, viene in casa nostra per prendersi una vittoria che avrebbe un peso specifico importantissimo in classifica ma noi non abbiamo voglia di fare sconti a nessuno, fedeli al Rashidismo "Ball don't lie" sul quale abbiamo costruito la nostra mentalità. Insomma ne esce una partita aspra, tra due squadre molto fisiche e che giocano un basket molto attento in difesa ed ergonomico in attacco. La differenza la fanno allora le stelle: se Melo ne rifila 27 con 14 rimbalzi e Westbrook lo coadiuva con altri 24 e 8 assist, i 19 di Rose ed i 23 di Boozer diventano quantomai effimeri e noi portiamo a casa la gara per 89-97. Due giorni di riposo e poi ospitiamo i 76ers. Anche qua, squadra in lotta per il seed ai playoff pronta a prendersi lo scalpo della capolista, altra partita molto dura, per lo meno all'inizio, ma che poi dominiamo alla distanza. 91-103 il finale, con Westbrook che mette l'autografo su 22 punti e 11 assist per prendersi lo scettro di migliore in campo. Un giorno di vacanza e poi siamo di nuovo in campo con i "miei cugini", ormai orfani di CP3 e ritornati nell'oblio. Tra parenti tuttavia ci si conosce e loro si portano dietro uno specchio enorme e ce lo piazzano davanti in maniera da "costringerci" a guardare la nostra bellezza: ci facciamo tirar dentro in una partita punto a punto, giochiamo come un ammasso di singoli e perdiamo rocambolescamente con il tiro per il pari di Anthony che gira beffardo sul ferro per poi cadere dalla parte sbagliata. Non ho niente da dire ai ragazzi, sanno che sono infuriato ma neanche tanto poi perché questa è l'immancabile sconfitta "da Lakers" tipica delle mie squadre.
Facciamo i bagagli perché ci aspetta una 2k-week in trasferta: Salt Lake City, Indianapolis, Chicago e Boston (in back to back) le nostre mete. In terra mormone andiamo con Melo ufficialmente guarito, che per festeggiare sigla un trentello facile facile. Beasley però gli risponde per le rime (chiuderà a 25 con 7 rimbalzi) ed allora a fare la differenza è più Pekovic con 20 punti e 11 rimbalzi che Westbrook, fermo a quota 16+8 assist. Con il 92-86 diventiamo ufficialmente Southeast Division Champions ma soprattutto riscattiamo la sconfitta contro i Clippers che proprio non ci era andata giù. Si va poi a casa dei Pacers. La franchigia guidata da Larry Bird è in assoluta difficoltà, sebbene difficilmente fallirà l'arrivo ai playoff, perché si presenta con George e Granger infortunati. La loro panchina, non certo profondissima già di suo, si è dunque accorciata ulteriormente e noi giochiamo una partita orientata a sfruttare questa debolezza: con una prova corale eccezionale per intensità ed aggressività, mettiamo in difficoltà i padroni di casa che nulla possono contro la partita impostata da noi. 111-94 il finale e vittoria che ci permette anche di ammutolire qualsiasi voce che paventava la nostra possibile voglia di giocare a sceglierci l'avversario. Dopo un giorno di riposo siamo di scena a Chicago: dopo la sconfitta di dieci giorni fa, Chicago è pronta a rifarsi con gli interessi, ma non ha fatto i conti con il mostruoso Anthony. Melo sarà l'MVP con una gara monstre da 36 punti, 10 assist e 4 rimbalzi, ma tutta la squadra giocherà una partita spaventosa su entrambi i lati del campo. Rose tenuto a 12 punti, Boozer a 10 e Deng a 9 sono testimonianza della nostra fame di vittorie, il 119-103 finale è invece il poster con cui gridiamo alla lega che noi siamo super-concentrati e non vogliamo cali di tensione. Ulteriore conferma la daremo a Boston. Agent 7 mette a referto 28 punti e 12 assist, Pekovic altri 20+10 tondi tondi e ai rivali (personali) per eccellenza non basta la prova da 25 punti di Jeff Green. Espugniamo Boston, suoniamo la quarta sinfonia di vittoria e ci issiamo sul 55-14 con un incredibile +14 in classifica sugli inseguitori. Ah, quasi dimenticavo, siamo anche campioni di Division, queste sì che sono soddisfazioni!
Di questa squadra si è detto ormai tutto, dunque la mia panoramica oggi va a comprendere tutta la carriera di Coach Alp che seguo dal lontano 2011, prima alla guida dei Lakers, poi dei Pistons, poi di nuovo dei Lakers, poi dei Magic, poi un brevissimo ritorno ai Lakers e infine ai Bobcats. Ecco, ciò che accomuna tutte queste squadre, a prescindere dalla loro forza, è che non subiscono mai cali! Partono con un certo tipo di classifica - sempre tra i primi posti o giù di lì - e mantengono sempre questo standard!
RispondiEliminaSi, questa è sicuramente una caratteristica intrinseca delle mie squadre. Concentrazione massima e mantenimento di certi livelli sono comunque alla base delle mie stagioni, anche se talvolta le mie squadre si "specchiano" e perdono partite sulla carta facilissime (vedi la gara con i Clippers). In questo 2k13 ho poi dovuto fare di necessità virtù, gli schemi offensivi non mi soddisfano e dunque dobbiamo fare sempre molto bene a livello difensivo per generare tanti punti facili in contropiede.
RispondiEliminaIn ogni caso, visto che ormai il primo posto è praticamente in cassaforte, ora si farà un po' di turnover e di sperimentazione, con l'obiettivo di arrivare psicologicamente e fisicamente pronti per i playoff...