"Winning is not a sometime thing; it's an all the time thing. You don't win once in a while; you don't do things right once in a while; you do them right all of the time. Winning is a habit.". Lo sosteneva Vince Lombardi, io la frase l'ho appesa tramite un cartellone all'ingresso dello spogliatoio e sembra che i ragazzi abbiano recepito il messaggio. Vincere è un'abitudine, oppure vincere aiuta a vincere si dice qua in Italia, fatto sta che questi Bobcats si stanno abituando a vincere sempre più e nel periodo post-natalizio infiliamo un filotto di vittorie che sembra riscrivere la geografia della lega. Sapevo che questa squadra potesse fare bene, ma qua si va oltre le mie più rosee aspettative.
Iniziamo il 2k-mese pre-All Star Weekend completando un mini-tour di trasferte; siamo ospiti prima dei Golden State Warriors, squadra che storicamente soffro per il suo stile frizzante di gioco, e poi andiamo nella capitale a far visita ai Wizards. Contro gli uomini del reverendo Jackson giochiamo una grande partita, concentrati e attenti sin dalla palla a due, ordinati in attacco ed efficaci in difesa e dunque portiamo a casa una bella e convincente vittoria. Contro i Wizards, invece, giochiamo peggio, un po' troppo disattenti e con poco mordente. Per nostra fortuna a Washington stanno già pensando alla prossima stagione e quindi, nonostante un Bradley Beal da 22 punti, riusciamo comunque a vincere per 102-93, per merito anche di un Michael Kidd-Gilchrist in versione tuttofare (18 punti, 7 assist, 6 rimbalzi, 4 rubate e 3 stoppate). Finisce il tour e noi, dopo un giorno di riposo, torniamo alla Time Warner Arena per ospitare i Bulls. Che partita che potrebbe essere: Rose contro Westbrook, Pekovic contro Noah, Melo contro la difesa di coach Thibodeau... Invece Chicago è falcidiata dagli infortuni, Rose e Noah non sono disponibili, e i Bulls stanno dunque soffrendo un livello qualitativo che si è comunque abbassato (è andato via Gibson): portiamo a casa una roboante vittoria per 86-106, nonostante Marquis Teague faccia una signora doppia doppia (24+12) al cospetto di Westbrook, comunque MVP della partita con 29 punti e 13 assist.
Non c'è tempo per fermarsi, non c'è tempo per pensare, c'è solo da scendere in campo nuovamente dopo un solo giorno di pausa, sempre alla TWC Arena, questa volta contro gli Heat. Miami si presenta senza Wade, infortunato, ma è comunque decisa a giocare una grande partita ma noi non siamo certo disposti a lasciare loro vita facile. La gara è combattutissima, l'equilibrio regna sovrano ma Anthony è in una di quelle serate in cui è ingiocabile per gli avversari. Segna a ripetizione, è una macchina e ci trascina alla vittoria, nonostante un LeBron da 26 punti + 8 rimbalzi + 7 assist, con una prestazione eccezionale: 39 punti, 9 rimbalzi e 6 assist. Superati di slancio gli Heat, si presentano a Charlotte in San Antonio Spurs, orfani di Duncan (ritiratosi in estate) e in piena fase di ricostruzione. È una partita difficile a livello psicologico, perché è molto semplice fare un passo falso contro una squadra in difficoltà, ma questa volta riusciamo a rimanere concentrati, siamo solidi e reattivi e firmiamo la vittoria consecutiva numero cinque. Si fanno i bagagli e si va a Detroit per una sfida di alto livello contro i Pistons. Siamo sicuri di noi, trasudiamo certezze e proprio per questo pecchiamo in cattiveria e rabbia agonistica. Detroit ci sorprende, lotta fino alla fine e prima ci costringe all'overtime e poi ci scippa la vittoria proprio al supplementare, infliggendoci la seconda sconfitta del 2k-mese. Ci rimaniamo male, ci arrabbiamo con noi stessi, ci sentiamo un po' polli ed a farne le spese sono i dinosauri da Toronto, ospiti per l'occasione alla Time Warner Cable Arena: asfaltiamo letteralmente i Raptors, con Westbrook e Anthony sugli scudi ma anche, più in generale, con una prestazione difensiva di livello eccelso.
Per fare un favore a qualcuno, i Kings sono quarti in classifica ad ovest, mi vedo "costretto" a leggere la classifica e faccio una scoperta incredibile: siamo primi in classifica generale, e fin qui potevamo pure aspettarcelo, con 5 gare di vantaggio (!!!) sulla seconda, e questo non ce l'aspettavamo di certo. Ora la domanda, inevitabile, è questa: soffriremo di vertigini?
Beh, credo che 5 partite di vantaggio siano abbastanza per permettersi di giocare toccando i tasti del pad con i gomiti... a parte gli scherzi, credo che questi B'cats siano diventati la principale candidata al titolo e il RW7 un MVP papabile. Altro da dire?
RispondiEliminaAdesso basta gestire un pò la situazione per portare la squadra al massimo livello quando inizia a contare.
RispondiEliminaVedo in questi bobgatti la stessa ferocia dei bobgatti di due anni fa, quelli dell'esordio, quelli che si dovevano per forza mangiare gli avversari con un irruenza mai vista per bilanciare al gap tecnico di una formazione non ancora attrezzata. E' su quell'intelaiatura lì, del resto, che è cresciuto Kidd-Gilchrist, che ora qui in mezzo a gente come Melo, Westbrook, Petkovic, Kawhi Leonard etc.. etc... sembra quasi uno qualunque, ma non dimentichiamoci che MKG c'era fin dall'inizio e l'ha vissuta tutta la crescita di questa squadra. Se anello sarà - ma andiamoci cautissimi, manca ancora un'enormità e il berzekeraggio dei Thunder last year non è stato dimenticato - dicevo, se titolo sarà, dovrà essere Kidd-Gilchrist, dopo Alp, a dover alzare il Larry O'Brien Trophy al cielo! Ma il record quale sarebbe adesso? No perchè qui si rischia di avvicinarci ad un ruolino da 70 vittorie eh?
RispondiElimina@Dido: Meglio non esagerare con la sicurezza. Sicuramente siamo una serissima candidata per il titolo, ma i favoriti restano i Thunder in qualità di campioni in carica. Noi dobbiamo solo continuare su questa squadra, il resto verrà da sé.
RispondiElimina@Tall: La mia intenzione è la solita: dobbiamo alzare il livello da ora all'All Star Weekend, poi il solito 2k-mese di "pausa" ed infine si ritorna in crescendo. La cosa fondamentale sarà evitare gli infortuni.
@Barba: La rabbia a questa squadra non è mancata mai ad essere sinceri. È vero, la squadra è stravolta rispetto a quella originale (è anche vero che siamo al terzo 2k-anno, una cosa del genere è normale anche nella realtà) però è stato un processo graduale, di crescita, non è stato costruito un roster da zero. Giustamente, tu citi MKG come "capitano spirituale" della squadra, ma non vanno dimenticati neanche Biyombo e Henderson, che viaggiano ad oltre 20 minuti di impiego a partita e sono fondamentali nelle rotazioni.
Il record è di circa 30-9 (non ricordo precisamente le vittorie, le sconfitte sono 9 sicuro). Le 70 vittorie, parolina magica che basta pronunciare per far incorrere la squadra in una serie di sconfitte, non credo siano raggiungibili anche perché, solitamente, dobbiamo ancora affrontare il periodo post-All Star Game, da me solitamente usato per ricaricare le pile...
Sei 6 sconfitte sopra il par! Dopo 39 partite i Bulls 1995-96 delle 72 vittorie stagionali erano 36-3!
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