Trema l'NBA. Trema sotto i colpi dei Lakers, inesorabili e vincenti, ma soprattutto spumeggianti come non si vedeva da tempo. Si parla di Showtime 2.0, si incensa D'Antoni come l'erede di Pat Riley, Gallinari, Beasley e Ebanks sono considerati il gruppo di esterni più ad alto voltaggio di sempre ed infine, puntuale come un orologio svizzero, arriva la domanda del secolo: riusciranno i Lakers a battere il record dei Bulls di 72 vittorie?
Ma a cosa si deve tutto questo entusiasmo? Perché da un lato la lega trema e dall'altro i giornali esaltano non poco i Lakers? È presto detto. Questa squadra ha iniziato la stagione come un rullo compressore ed io non ho mai avuto tra le mani una squadra tanto atletica e profonda come questi Lakers.
Dopo il 6-0 iniziale ci aspetta il primo matinée domenicale allo Staples, per il primo vero scontro al vertice della stagione: Thunder@Lakers. È una partita bellissima, giocata con intensità e voglia da entrambe le squadre. Smith continua a dimostrare leadership e personalità anche contro un avversario tosto come Westbrook e noi portiamo a casa la vittoria nonostante un Durant clamoroso da 43 effimeri punti. Noi attualmente siamo inarrestabili: difendiamo fortissimo e poi corriamo bene il campo; abbiamo un attacco semplice ma efficace e ben spaziato e gli avversari faticano a starci d'appresso.
Tre giorni di riposo ci aspettano ed ecco la notizia che aspettavamo da tempo. Billups è finalmente disponibile e farà il suo esordio contro Atlanta. Suoniamo l'ottava sinfonia di vittoria, con Gallinari sugli scudi autore di 25 punti e 11 assist. Ci mettiamo sul pullman, dato che ci aspetta una tripla trasferta contro T-Wolves (che ha recuperato i tre infortunati eccellenti), Jazz e Spurs. I T-Wolves si vendicano della sconfitta della 2k-settimana scorsa e ci infliggono la prima L stagionale, fermando la nostra striscia di vittorie consecutive a 8. Ci rifacciamo immediatamente contro i Jazz, contro una squadra che si è infilata in un limbo da cui è difficile uscire. In back-to-back andiamo a San Antonio, dove imbecchiamo la seconda sconfitta stagionale (il ringraziamento ai gufi per il 72-10 è obbligatorio), con Tim Duncan che porta a scuola Howard.
Ad LA, si sa, è facile passare dalle stelle alle stalle ed infatti i giornali sparano a zero, soprattutto su Billups reo di essere il granello di sabbia che ha inceppato un meccanismo perfetto. La risposta di Mr. Big Shot non si farà attendere e arriverà puntuale nella sfida dell'anno allo Staples: Celtics@Lakers. Rondo è un satanasso infernale, Howard e Garnett non se le mandano certo a dire, Kobe è inarrestabile e l'equilibrio nella partita è sovrano. Serve qualcuno che cambi la gara, che faccia le giocate che sblocchino la situazione di stallo. E puntuale arriva il nostro #1. Negli ultimi due minuti segna 8 punti pesantissimi, ma soprattutto cancella Rondo con due sequenze difensive clamorose. È la svolta, portiamo a casa la gara e rispediamo i verdi in quel di Boston: Billups passa dalle stalle alle stelle, ed ora si parla di lui come leader e uomo di carisma, capace di affiancare Kobe in questo delicato compito.
La sfida contro i Celtics ci ammazza fisicamente e mentalmente però. Dopo un giorno di riposo, non riusciamo ad espugnare il Thunderdome, perché con la testa siamo ancora alla sfida contro Boston. Oltre al danno, la beffa: Jodie Meeks si infortuna al ginocchio, per lui stop di almeno 6 settimane.
Siamo 9-3, primi ad ovest. Da Showtime 2.0 e squadra del destino, a squadra che ancora deve lavorare altrimenti non va da nessuna parte. Mike è passato da erede di Pat Riley a fondamentalista di pallacanestro e ritorno. Bella la vita in quel di Los Angeles...
Beh, la clamorosa partenza 8-0 rimane comunque: questa squadra tutta nuova si è subito trovata in campo in maniera naturale e doppio merito al coach che non solo l'hai assemblata, ma che l'hai anche 'assecondata', cambiando il pensiero filosofico da un gioco a metà campo con palla dentro-fuori ad un gioco di corsa.
RispondiEliminaL'1-3 delle ultime quattro partite è solo un sassolino sul percorso. Una squadra che parte 8-0 scomodando le 72 vittorie dei Bulls ha già una sua identità.
Io mi chiuderei in un silenzio stampa, facendo parlare i giornali di malumori interni e scricchiolii che invece son ben lontani dalla realtà. Il roster di questi Lakers è qualcosa di illegale, ma si deve saper sempre volare bassi. ;)
RispondiEliminaLe sconfitte ci stanno, non mi preoccupano. Secondo me, questa squadra è ad un passo dall'essere contender assoluta. Siamo nel novero delle contender ma abbiamo un paio di "variabili" di troppo. Gallinari e Beasley hanno talento ed hanno cambiato la filosofia di questa squadra, ma non hanno una costanza di rendimento assoluta (Beasley poi...); Billups e Kobe sono fortissimi ma l'età si fa sentire, soprattutto per il primo che ha pochissima autonomia; dipendiamo parecchio, forse troppo, dalle prestazioni di Mozgov, unico cambio affidabile per Howard.
RispondiEliminaSe per l'ultimo punto si può intervenire, gli altri due sono variabili per le quali non posso fare niente. In ogni caso, siamo là e ce la giocheremo fino in fondo.
PS: non puoi non leggere i giornali ad LA: è ciò che rende questa squadra unica. La pressione mediatica è diversa in quel di Los Angeles, è un grande reality, una macchina dello spettacolo che fagocita qualsiasi cosa le si ponga davanti. Se non vuoi questo, vai a giocare a Cleveland...