"We run this town!". L'urlo del mio cuore gialloviola riecheggia nella mia testa, ma il mio è un ruolo troppo importante per lasciarmi andare a certe manifestazioni pubblicamente. Tuttavia il mio pensiero alla fine della gara contro i Clippers, prima di un tour di quattro partite ad ovest, vinta dai miei Bobcats non può che essere figlio del mio tifo, in quanto facciamo le veci dei Lakers nell'infliggere una sconfitta a CP3 e compagni. La partita di L.A. arriva in un momento cruciale della stagione: passato l'All Star Weekend e scaduta la trade deadline, si entra nel vivo della stagione. Siamo in dirittura d'arrivo, un 2k-mese e mezzo circa da affrontare prima del gran ballo firmato playoff.
Alla trasferta di Los Angeles segue quella di Salt Lake City. Partita che definire strana è a dir poco eufemistico, in quanto succede tutto ed il contrario di tutto. I Jazz partono forte; noi rimontiamo e allunghiamo, portandoci sino al +18; i padroni di casa rimontano clamorosamente e passano in vantaggio sul finale; Walker forza l'overtime con una magia in fadeaway a quattro secondi dal termine ma, nell'overtime con l'inerzia dalla nostra, roviniamo tutto con un paio di possessi scellerati e i Jazz portano a casa l'intera posta!
Non ci perdiamo d'animo anche perché abbiamo un giorno di riposo prima del back to back Sacramento-Portland. La gara contro i Kings è di quelle indecifrabili, contro una squadra ricca di talento ma "dalla testa vuota". Noi siamo al contrario: talento, specialmente offensivo, poco ma cervello finissimo e, mettendola sulla "filosofia" la portiamo a casa. Discorso diverso invece è da affrontare nella sfida contro i Blazers. Portland ha un quintetto base di tutto rispetto, ma un roster probabilmente troppo corto per ambire a qualcosa di importante. Tuttavia, noi siamo nella seconda gara del back to back, dunque siamo un po' con la lingua a penzoloni, soprattutto nella figura di Kidd-Gilchrist, visto un po' in affanno nelle ultime uscite (ampiamente preventivabile comunque). L'aggettivo giusto per questa gara è "aggrovigliata", perché il ritmo è lento, le azioni spesso confusionarie e vittime della stanchezza delle squadre. Alla lunga però Portland esce, sfrutta il fattore campo e l'incremento prestazionale di Lillard nel finale, e ci infligge la seconda sconfitta del mini-tour.
Due 2k-giorni dopo siamo nuovamente di scena alla Time Warner Arena, dove ospitiamo i Nets in una partita chiave della stagione. I Nets infatti sono solo a tre gare e mezza di distanza da noi, in crescita e desiderosi di rientrare tra le prime otto: sconfiggerli significherebbe mettersi assolutamente al riparo da eventuali patemi dovuti ad un calendario che per noi non si prospetta facilissimo. Giochiamo con la giusta intensità, abiuriamo clamorosamente in difesa su Reggie Evans e Humpries ed otteniamo una grandissima vittoria con Kemba Walker protagonista assoluto( 33 punti, 8 assist e 6 rimbalzi per lui) e nonostante un Iso-Joe clamoroso in attacco (38, top scorer del match). Ancora un solo giorno di riposo e siamo di nuovo in campo per il secondo back to back della settimana (cinque gare in sette giorni, ndr): contro i Thunder e a Washington. La gara contro i primi della classe ad ovest la giochiamo "alla Popovich". Consapevoli di avere pochissime speranze, diamo largo spazio alle seconde linee ed infatti la diamo su senza lottare più di tanto, anche per manifesta superiorità degli ospiti. La cosa paga discreti dividendi però contro i Wizards: siamo più pronti e fisicamente messi meglio, dunque arriva una vittoria importante che ci permette, tra l'altro, di scavalcare i Pistons e di portarci al sesto posto ad est. La bagarre continua, noi siamo ancora desiderosi di mietere nuove vittime!
Ormai non ci si stupisce più, il solito andamento dove ad una sconfitta (contro i Jazz) arriva subito una reazione immediata. Non c'è gorgo che possa tirare giù questi Bobcats, le altre squadre devono farsene una ragione e c'è già chi a Ovest comincia a fare qualche calcolo a tavolino per evitarli al primo turno! Fondamentale la vittoria contro i Brooklyn Nets, li tiene dietro e lontani da possibili rimonte di classifica! Ottima anche la scelta "alla Popovich" contro i Thunder. Lottarsela all'ultimo contro OKC e poi perdere poteva causanre una sconfitta da fatica contro Wizards e invece così arriva la vittoria che consente anche di scavalcare i Pistons.
RispondiEliminaP.S. Intendevo dire a Est...
EliminaDavvero una tenuta mentale di altissimo livello, certo con gli innesti giusti potresti , quanto meno ambire , all'anello molto prima dei tempi tecnici previsti, ma atteniamoci al presente , e che presente, SESTI...Boston sempre TERZI ?? ;-)
RispondiElimina@Barba: La strategia utilizzata contro i Thunder è però di quelle che fanno male al cuore. Ho ammesso la superiorità degli avversari, non ho fatto nulla per impedire la sconfitta, abbiamo affrontato la gara come il piatto di broccoli per un bambino: c'è solo questo da mangiare e il bambino lo mangia, ma ogni singolo boccone gli fa schifo ed ha lo stesso sapore del fango. Tra l'altro è quasi borderline alla filosofia del "Ball don't lie" perché, se siamo veramente più forti, la partita contro i Wizards l'avremmo dovuta vincere comunque. Tuttavia, eravamo realmente con la lingua a penzoloni; soprattutto MKG è in piena crisi da rookie wall e, sebbene il suo apporto è sempre di altissimo livello sia a livello numerico che (soprattutto) di impatto, di questo passo ai playoff scoppia! Dunque il turnover era necessario.
RispondiElimina@Bisy: Anello? No, non scherziamo. Ci vuole ancora molto. Ai playoff saremo pericolosissimi, magari tireremo qualche serie fino a gara 7, ma attualmente non possiamo competere. C'è bisogno di due "estati" almeno, perché c'è parecchia strada da fare:
1) Crescita degli uomini migliori. MKG e Walker stanno facendo bene ed hanno la mentalità giusta, ma non sono ancora pronti per lottare per il titolo.
2) Arrivo di un primo violino vero. Per motivi differenti, sempre MKG e Walker sono delle spalle straordinarie, ma nessuno dei due può guidare questa squadra al titolo. C'è bisogno di qualcuno che abbia veramente le stimmate del Campione con la C maiuscola.
3) Completamento del supporting cast. A parte i due sopra citati, solo Gerald Henderson (ne parlo pochissimo), Reggie Williams e BJ Mullens mi hanno dato l'impressione di poter stare a certi livelli. Mullens poi è al limite tra l'altro, la valutazione su di lui è da rivedere. Dunque c'è da lavorare anche sul roster, anche se ho in mente qualche sorpresa da lasciare a bocca aperta (non svelo niente!).
4) Dobbiamo cadere. È difficile vincere subito, troppo difficile. Vediamo quest'anno dove arriviamo, l'anno prossimo l'obiettivo sarà di migliorarci, l'anno successivo ancora sarà di migliorare il miglioramento e così via. Da certe sconfitte che dobbiamo subire verrà la forza e l'esperienza per certi trionfi!
Ci mancherebbe !! Ho solo detto "molto prima dei tempi tecnici previsti"...io immagino che i 2 ragazzotti avranno una grande impennata nel passaggio al prossimo anno e con l'esperienza acquisita gia' sara' un passo avanti notevole, chiaro il primo violino, ma chissa' che non possa trovarlo quest'estate...il supporting e' un terno alle volte , ma se becchi i numeri giusti...ed io ho detto " quanto meno ambire" ...hai visto mai
EliminaDal 2K12 in poi vincere un titolo senza tre All Star è quasi impossibile. Non a caso gli Orlando Magic di Alp del 2K12 vinsero l'anello quando al terzo anno costruirono la Trinità Chris Paul, James Harden e Dwight Howard.
RispondiEliminaL'unico dubbio per una squadra da titolo c'è l'ho nella figura di John Wall da guardia. Cioè, va bene adesso in questi anni di costruizione dell'intelaiatura, però non ce lo vedo molto come guardia titolare di una squadra campione. Secondo me alla fine della seconda stagione Wall entrerà in qualche scambio di mercato che dovrà portare a Charlotte una guardia 'alla James Harden'.
Wall lo vedo un po' come Giovinco: va bene per il campionato italiano, ma per vincere la Champions serve altra caratura!
Perche' parli di Wall??Mi sono perso qualcosa??
RispondiEliminaHo avuto un lapsus, intendevo naturalmente Kemba Walker
EliminaSecondo me, è un discorso molto relativo. Se la domanda è "Walker è un giocatore che può portare una squadra al titolo da primo violino?", la risposta è "No!". Però può essere il secondo\terzo violino di una squadra da titolo. È molto dotato offensivamente, ha grande qualità tecnica e, soprattutto, è uno che ha voglia di lottare. Ha lo spirito della competizione, è uno che vuole vincere e queste qualità sono fondamentali per essere un pezzo importante di una squadra da titolo.
RispondiEliminaIl discorso sul ruolo poi è molto relativo. Io lo faccio partire da guardia, Sessions è il playmaker titolare, in questa maniera posso farlo giocare "off the ball" nei primi minuti. Poi però, quando Sessions si va a sedere, va Walker a fare il playmaker. Talvolta, nei finali di gara, se Sessions è in giornata no, il quintetto con cui chiudo le partite è Walker-Henderson-Williams-MKG-Biyombo...
Ovviamente, finché sarà lui il nostro primo violino, non potremo ambire al bersaglio grosso ma, ribadisco, un ruolo da "Robin" lo può svolgere tranquillamente.
Dovevo però aggiungere che io ho una totale avversione verso le combo: i giocatori non play, nè totalmente guardia non li ho mai ritenuti utili per andare a vincere un anello, a meno che non ti chiami Allen Iverson, ma anche nel caso di A.I. ho sempre nutrito moltissimi dubbi anche nel momento di suo massimo splendore (ovvero nel 2001).
RispondiEliminaGiocatori come Arenas, Baron Davis, o appunto John Wall e Kemba Walker, per me vanno bene fino ad un certo punto, ma per completare l'opera a mio avviso serve altro spessore.