Dopo essere stati a Phoenix e a Minneapolis, il nostro tour prosegue con la trasferta al Palace of Auburn Hills, dove siamo ospiti dei Pistons. È l'occasione per vedere all'opera il nostro nuovo attacco, la UCLA Offense, e devo ammettere che questo esordio non entrerà negli annali. Perdiamo giocando male in attacco e concedendo parecchio in difesa a causa dei contropiedi. C'è molto da lavorare per affinare automatismi e letture giuste, ma lo sapevamo e siamo ancora convinti che nel lungo periodo la scelta porterà i suoi benefici. La nostra tappa successiva è Brooklin, per la sfida contro i Nets. Otteniamo una bella vittoria, giocando non certo un basket spumeggiante ma solido ed efficace. Palle perse ancora troppe, ma giochiamo comunque con la testa giusta e questo è sufficiente per portare a casa la gara. Un giorno di riposo e poi ci aspetta "La Sfida". TD Garden, Boston, la lotta infinita tra bene e male, tra noi e loro, Showtime contro Pride: Lakers-Boston. Ai Celtics manca Rondo, noi siamo senza Artest e con Nash e Bryant con una gamba sola, ma poco importa: questa è la partita più importante della stagione. Si assiste ad una lotta senza quartiere, una partita clamorosa per intensità e qualità di gioco, si sputa sangue per ogni singolo pallone, ci si difende con le unghie e con i denti e si attacca con ferocia e cuore. L'equilibrio non si spezza mai, Kobe e Pierce danno vita ad una sfida "al contrario" annullandosi vicendevolmente in difesa e allora a decidere il match sono i "sidekick". Howard deposita nell'ultimo minuto due schiacciate tramortenti nel canestro verde e noi ci prendiamo la prima battaglia stagionale vincendo 94-91. Siamo inebriati dalla vittoria e l'entusiasmo cura qualsiasi ferita del fisico: in back to back schiantiamo a domicilio i Bobcats, chiudendo la gara già nel primo tempo.
La "Noche Latina" di Miami ci attende, per la seconda sfida della stagione tra Heat e Lakers. Abbiamo tutta la voglia di vendicare la sconfitta dello Staples, ma la partita si dimostrerà essere una debacle clamorosa. Senza Wade, Allen gioca la partita della vita, vendica Boston e ci manda una cartolina niente male in previsione finale. "He got game" è inarrestabile, chiuderà con un clamoroso 14 su 16 dal campo (5 su 6 da tre) e sarà la punta di un iceberg che ci trafigge scaraventandoci ad un clamoroso -30 finale (90-120). Kobe e Dwight ci provano, ma paghiamo stanchezza e condizione fisica non ottimale. La ripassata è di quelle che ti possono stordire, ma la squadra risponde bene ed al ritorno a casa contro i Suns ritroviamo la vittoria. Arriva intanto la notizia del recupero di Artest e della guarigione di Nash e Kobe e dunque ci affacciamo al derby che precede l'All Star Game ricchi di fiducia e speranza. Invece perdiamo il derby, grazie soprattutto a Ron Ron che ci fa tornare indietro in attacco. Niente di strano, l'attacco UCLA è figlio di letture e, come ogni attacco, familiarità, noi siamo ancora all'inizio del percorso d'apprendimento e dunque qualche passaggio a vuoto è sintomatico.
Ora c'è l'All Star Weekend, occasione per ricaricare le pile e per "studiare" in attacco ed alla ripresa ci attende la rivincita contro Boston. La stagione sta entrando nel vivo!
L'All Star Game, la Rocca di Gibilterra senza più ritorno, la pietra miliare della stagione. Ora inizia la regular season 'seria', ora si devono trovare gli automatismi. Infortuni e cambio di modulo mostrano ancora una squadra che non riesce ad infinale quelle 5-6 vittorie consecutive che fanno svoltare. Una grande vittoria a Boston e poi un -30 contro gli Heat. Una sconfitta contro i Pistons e poi lo sbanco di Brooklyn.
RispondiEliminaLa squadra è lì lì che sta per spiccare il volo, ma ancora deve fare il salto dal nido!
Esatto. Ma questa è una caratteristica genetica dei Lakers versione RS: grandi partite alternate a match pessimi. Il -30 fa male, ma DEVE essere uno stimolo!
RispondiEliminaPurtroppo la continuità sta diventando il nostro tallone d'Achille, ma gli infortuni sono stati parecchio penalizzanti. Ora il tempo degli esperimenti è finito, dobbiamo affinare gli automatismi in attacco e trovare la giusta concentrazione in difesa.
RispondiEliminaC'è di buono che, nonostante il nostro andamento altalenante, siamo comunque primi ad ovest e, se ormai i Bulls ci sono scappati, Heat e Celtics in classifica hanno un record rispettivamente uguale e peggiore del nostro.
In ogni caso, meglio pagare ora infortuni e sfortuna che ai playoff!
PS: il post sull'UCLA offense arriverà, ma più avanti.
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RispondiEliminaIl primo posto in classifica infatti è ottimo visti gli infortuni e l'amalgama tutta da trovare! Ed è anche normale che serva tempo per trovare i giusti sistemi di gioco, perchè questi Lakers rispetto all'anno scorso hanno avuto degli innesti che io chamo "buchi neri", giocatoric che attirano tutta la luce su loro stessi e che invogliano a servirli costantemente.
RispondiEliminaA detta di Phil Jackson e di Tex Winter, infatti, i Bulls che meglio di tutti hanno eseguito alla perfezione il Triple Post Offense sono stati quelli del 1993-94, quando non c'era più Michael.