Legenda vuole che l'adagio tipico del basket NBA "Non è finita finché la signora grassa non ha cantato" sia un riferimento all'Opera, la quale solitamente si conclude con un'aria di un soprano donna (dunque corpulenta). Inizio allora a pensare che devo portare i miei ragazzi a teatro a vedere l'Opera, perché i rocamboleschi esiti delle gare disputate prima del 2k-Natale sono inevitabilmente legati al canto delle sirene (non quelle di Ulisse, ma quelle dei palazzetti NBA).
Dopo aver ottenuto lo scalpo (non prestigiosissimo) dei Mavs, siamo ancora di scena in Texas, questa volta a San Antonio, ovvero nel luogo in cui Cameron scrisse la storia non molto tempo fa. Evidentemente al rookie più chiacchierato della stagione vedere neroargento porta un certo fastidio, in quanto anche questa volta è autore di una prova maiuscola. Come detto, gli Spurs sono veramente forti e la campagna acquisti è stata di altissimo livello, tuttavia noi siamo più in palla e li dominiamo nonostante un Kobe frenatissimo ma grazie ad un McGee di grande impatto nel finale. Siamo in una buona condizione di forma, ma la sfida contro New Orleans ci mette di fronte una squadra talentuosa ed in grande crescita. Davis è ovviamente la punta di un iceberg che annovera anche Holiday e Gordon tra le sue armi. Arriva una sconfitta, che ci sta vista la nostra poca concentrazione. Sembra essere la sveglia che ci serve, perché dopo un giorno di vacanza torniamo in campo contro Dallas. La diversa energia delle squadre è evidente, ma è differente proprio il nostro atteggiamento (il classico linguaggio del corpo) rispetto a New Orleans: W doveva essere e W sia.
Siamo in fiducia quindi, siamo pronti a fare bene, all'orizzonte ci aspetta la sfida con i Rockets, primi ad ovest, e siamo sicuri di poter toglierci qualche soddisfazione contro Kings e Grizzlies. Ed invece tutte e tre le squadre ci porteranno a teatro, battendoci con tre buzzer beaters che non poche ripercussioni avranno sul nostro morale. A Sacramento si gioca una delle sfide più combattute di questa regular season. La sfida tra "cervelloni" sotto le plance fa saltare ripetutamente i tifosi dalla sedia, nessuna delle due squadre riesce a prendere il sopravvento sull'altra per tutta la gara, ma quando Kobe inventa il fadeaway del +2 con 5 secondi sul cronometro pensiamo veramente che sia finita: rimessa Kings, Gay per Thomas, scarico in angolo per la tripla di McLemore, ciuff... 100-99 Sacramento e Sleep Train Arena che va in visibilio. "Va beh, capita" pensa uno. Ci spostiamo a Memphis, altra gara combattutissima ed equilibrata, questa volta è Cameron a prendersi la responsabilità di chiuderla, palleggio-arresto-tiro, in and out, Plumlee con il rimbalzo offensivo, tap-in, buono!!!! 89-88 Lakers, 2 secondi da giocare, rimessa Memphis, Prince per Conley che dalla tre quarti prende e spara, ciuff... 89-91 Grizzlies!!!!! Ritorniamo allo Staples, affranti e ridimensionati ma pronti alla sfida contro i Rockets del grande ex DH12. Partiamo bene, facciamo il solco, Houston rientra, scava il solco, rientriamo noi questa volta e sul -2 Kobe attira il raddoppio e scarica per Cameron in angolo che si alza e mette la tripla del 105-106, lasciando 8 secondi sul cronometro. Ancora rimessa per i Rockets, Lin per Harden, la barbuta guardia è attesa da un Kobe famelico, serve Parson il quale è si caldissimo ma non può prendersi un tiro così, dal palleggio, da 2, marcato da Wesley Johnson, ciuff... 107-106 Rockets.
Che dire a questo punto? Eravamo quasi in testa ad Ovest ed ora, complice una classifica cortissima, siamo in piena lotta per il quarto seed. "Mi scusi, quanto costano i biglietti per la Carmen? Perfetto, me ne dia 12...".
giovedì 1 maggio 2014
venerdì 18 aprile 2014
SIM14-Regular Season 2014-15: History Season!
Kareem
Abdul-Jabbar, Shaquille O’Neal, Karl Malone, Walter Davis e, ovviamente,
Michael Jordan. Sono questi i nomi dei giocatori che vantano almeno una partita
da oltre 40 punti alla “veneranda” età di anni 36. Ecco, visto che questa è a
quanto pare la stagione in cui i miei Lakers hanno deciso di riscrivere la
storia, aggiungete Kobe Bryant alla lista. 41 ad essere precisi, conditi da 6
assist e 5 rimbalzi, riversati sui Portland Trail Blazers nell’ultima gara allo
Staples prima di un poker di trasferte in giro per il selvaggio west. Bryant è
impressionante, fa un trattato di tecnica offensiva di pallacanestro e ci
regala una vittoria importante in quello che è uno dei numerosi “scontri al
vertice che non ti aspetti” che stiamo disputando in questo inizio di regular
season. La squadra sta chiaramente andando oltre le più rosee aspettative,
nessuno si aspettava dei Lakers così in alto in classifica ed ecco allora che l’indole
femmina di questa franchigia si palesa in tutto il suo splendore nel preannunciato
tour. Ci specchiamo, iniziamo a non piegare le ginocchia in difesa ed a non
metterci la giusta testa in attacco e facciamo dunque incetta di sconfitte.
Perdiamo prima a Memphis, replichiamo la funesta prestazione contro New Orleans
(in back to back, ma quanto è forte Anthony Davis!) e completiamo la nostra
opera di autodistruzione contro i T-Wolves. Non ci sto e nello shootaround pre-derby
riporto all’ordine la squadra, chiedendo “un attimino” di attenzione in più su
entrambi i lati del campo. Diciamo che non sono tenerissimo con i ragazzi, ma i
risultati mi daranno presto ragione.
Contro
i Clippers, infatti, giochiamo una grande gara. I cugini ci sono chiaramente
superiori a livello di talento, ma noi siamo i Lakers! Ci issiamo anche sul
+15, riusciamo a resistere al ritorno dei Clippers firmato soprattutto CP3 (che
riporta i cugini sul +1 ad inizio quarto periodo) e facciamo pagare loro il
loosing effort vincendo di 9 con Cameron che sigilla la vittoria con rubata e
dunk in 360 a dieci secondi dal termine. Sugli scudi, oltre ai soliti Kobe e
Adam, sicuramente ci sono McJee e Plumlee che giocano una gara superba per intensità
ed impatto. La vittoria nel derby è una bellissima iniezione di fiducia per noi
e lo dimostriamo nella seguente gara contro i Nets: Brooklyn è una squadra
tosta, esperta e ricca di talento, ma per come è strutturata soffre
inevitabilmente la nostra intensità. Arriva un’altra W e la cosa non fa che
alimentare il nostro morale e la nostra coesione, elementi chiave per una
squadra che non può basare i suoi successi sulle individualità ma che deve
necessariamente rivolgersi alla coralità per poter ottenere dei buoni
risultati. Abbiamo due giorni di riposo e poi siamo di scena in Texas, a Dallas
precisamente. I Mavs sono chiaramente in rebuilding, ultimi ad ovest ed in
difficoltà tecnica non indifferente, ma noi siamo abilissimi a perdere queste
partite. Non questa volta però, perché Cameron decide di entrare (nuovamente)
nella storia firmando una tripla doppia da 11 punti, 12 rimbalzi e 15 assist
che traccia inesorabilmente la via verso la vittoria.
Alti
e bassi dunque, ed è un po’ quello che mi aspettavo da questa squadra che deve
necessariamente lavorare ancora. La parola “playoff” non è più un sogno però
per noi e se continuiamo così siamo consapevoli che qualche soddisfazione
saremo in grado di togliercela durante la stagione!
venerdì 11 aprile 2014
SIM14-Regular Season 2014-15: La notte del record e le sue conseguenze
Che
Adam Cameron fosse un predestinato l’avevamo capito. Le analogie con Magic su
cui i giornali ricamavano sopra erano indubbiamente motivo di ilarità all’interno
della squadra e si mischiavano perfettamente con le buone prestazioni che
permettevano di mantenere alto il livello del morale, ma non pensavamo certo
che la storia l’avremmo vista scrivere così presto. Siamo in back to back e dopo
la batosta contro i Rockets andiamo a San Antonio, seconda ad ovest e
favoritissima dopo la campagna acquisti estiva che ha portato Ariza, Collison e
Deng (soprattutto) ad una rosa che già era collaudatissima. Kobe parte forte,
ma finisce presto la benzina, il resto della squadra sembra avere le gambe pesanti
e la mente annebbiata e rischiamo di affondare. Cameron capisce la situazione e
si prende grandi responsabilità; il suo jumper, solitamente ondivago, entra con
regolarità, Parker non riesce a tenerlo in penetrazione e il nostro #15 carica
di falli Duncan. È a quota 28 all’intervallo (su 52 di squadra) ai quali ha già
aggiunto 5 assist; gli Spurs però sono avanti di 3 e sembrano in controllo.
Interviene Kobe, altro break importante ma breve, ma questa è la serata del
rookie: Cameron è inarrestabile, si carica da solo la squadra sulle spalle e
risponde colpo su colpo alla profondissima squadra neroargento. Mancano 12
minuti alla fine, il suo tabellino recita già 42 e noi siamo avanti di 4
incredibilmente. Gli Spurs attaccano a testa bassa, Cameron continua a segnare
e ci tiene davanti; siamo ancora avanti quando il cronometro dice che manca un
minuto circa e gli Spurs ormai le hanno provate tutte per cercare di fermare il
nostro #15 e “tutte” si sono rivelate inutili. Il palazzetto è una bolgia, Parker
penetra e va per il -2, Cameron lo stoppa da dietro, Kobe perfeziona il
recupero, lancia Cameron che come una molla è già dall’altro lato e con l’affondata
mette i chiodi nella bara: +6 con 30 secondi da giocare. È una grandissima
vittoria, una partita fortemente voluta ed ottenuta per meriti nostri contro
una squadra evidentemente più forte, ma è la prestazione di Cameron ad essere
impressionante: 60 punti, 9 assist, 5 rimbalzi e 3 stoppate! Si, è record: il
massimo di punti per un rookie erano 58, siglati due volte da Wilt Chamberlain
nel lontano 1960!
Inutile
nascondere che la notizia, oltre a far sprecare ettolitri d’inchiostro alla
stampa, ci porta un boost psicologico mai visto. Dopo l’esaltante vittoria di
San Antonio, infatti, regoliamo i Pacers campioni in carica (ma senza George,
infortunato) con una prestazione da 30 punti di Cameron e da 25 di Kobe; poi
mettiamo K.O. i T-Wolves con 30 di Kobe e 20 del redivivo “nonno” Nash ed
infine schiantiamo i Jazz, sempre allo Staples, con un’altra grande prestazione
di squadra, nella quale le punte di diamante sono Cameron e McJee (alla prima
doppia doppia stagionale con 18+11).
Ci
sentiamo imbattibili, ci sentiamo una corazzata, ci sentiamo Superman ed allora
quando andiamo a Salt Lake City per la rivincita dopo un giorno contro i Jazz
ci sentiamo su “Scherzi a parte” quando leggiamo il risultato: 98-121 Jazz! È la
gara che ci riporta a terra, che spezza l’entusiasmo, che ci fa ricordare che l’anno
scorso non abbiamo fatto i playoff e che dunque non siamo certo i favoriti per
il titolo. A ribadire il tutto ci pensano gli Spurs, che arrivano allo Staples
desiderosi di cancellare l’onta subita dell’ingresso nella storia dal lato
sbagliato e pronti a prendersi nuovamente la testa dell’ovest! I neroargento danno
vita ad una lotta tra cani niente male, noi ci buttiamo nella mischia con loro
ma questa volta Cameron gioca una partita normale ed alla lunga il diverso
tasso tecnico esce allo scoperto: 98-89 Spurs e prima mini-serie di sconfitte
della stagione che si apre. Lo leggo negli occhi dei ragazzi che abbiamo un po’
di timore, sembra quasi che in testa è entrata la convinzione che le vittorie (prestigiose)
contro Spurs e Pacers siano state frutto più della fortuna che delle nostre
capacità ed allora la gara contro i Warriors rischia di affossarci non poco
mentalmente: è in questi casi che l’esperienza fa la differenza, è in questa
partita che Kobe ci guida in maniera ecumenica, giocando una pallacanestro
celestiale ma anche martellando i suoi compagni in ogni time-out con le parole
di chi ha visto veramente di tutto in un campo da basket. La portiamo a casa,
103-88, e ci scrolliamo di dosso parecchie paure e timori.
Dopo
quattro SIM14-settimane della stagione siamo terzi ad ovest, abbiamo un rookie
of the year designato (Cameron è primo per punti ed assist tra i giocatori al
primo anno) e stiamo stupendo il mondo. Non mi lamento certo dei ragazzi, anzi
sono molto soddisfatto, ma ciò non vuol dire che possiamo rilassarci: è
arrivato il momento di dimostrare che questa partenza sprint non è un fuoco di
paglia ma anzi il prologo per una grande stagione!
mercoledì 9 aprile 2014
SIM14-Regular Season 2014-15: A kind of Magic
Era
il 12 ottobre 1979. I Lakers sono di scena a San Diego dove affrontavano i
Clippers in quella che è ricordata come la partita di esordio di Magic. Non
tutti ricordano però che ai Lakers servì un buzzer beater di Kareem per portare
a casa l'intera posta in palio, ma questo particolare ci tornerà presto utile.
Facciamo un salto di circa 40 2k-anni. 29 settembre SIM14-2014, i Lakers sono
di scena a Phoenix in quella che è la partita d'esordio di Adam Cameron. Gioca
bene il rookie, un impatto sulla gara di quelli che fanno impressione per un
ragazzo di appena 19 anni, ma i Lakers non riescono a scrollarsi di dosso i
padroni di casa ed il finale punto a punto è ormai realtà. Ci pensa Kobe con
una tripla da pazzi su rimbalzo offensivo di Plumlee a regalare il +5 ai suoi e
dal +5 alla W il passo sarà brevissimo. Non c’è bisogno neanche di dirlo, ma i
giornali scrivono quintali di pagine con un solo concetto ricorrente: “corsi e
ricorsi storici”.
Tuttavia,
per noi la cosa interessante è che questa è la vittoria all’esordio che tanto
attendevo, ma ovviamente la bontà del mio lavoro non la posso misurare in una
singola gara. Se però dopo Phoenix, in back to back, regoliamo anche i Warriors
nel nostro esordio stagionale allo Staples, per quanto due indizi non facciano
una prova, iniziamo a pensare che quest’anno sarà profondamente diverso
rispetto quello passato. La successiva sconfitta contro i Clippers nel primo
derby stagionale non inclina infatti le nostre certezze, ma anzi ci permette di
fare mente locale rispetto alla partenza a fionda che abbiamo sorprendentemente
fatto.
La
gara contro i cugini è la prima di un ottobre che si preannuncia caldissimo per
noi, che si è aperto appunto con il derby e che proseguirà con un trittico di
trasferte niente male: @Knicks, @Nuggetts, @Rockets. Ci e lo (Cameron è sotto i
riflettori 24 ore su 24) aspettano al varco; rispondiamo e risponde presente
rispedendo dubbi e perplessità ai mittenti. Al Madison giochiamo una grande
partita difensiva, ma in attacco Kobe parte malissimo e proprio Cameron ci
tiene a galla (con la collaborazione di “nonno” Nash) nonostante uno
stratosferico Melo. Allunghiamo solo nel finale, con Kobe che si risveglia dal
suo torpore e segna 15 nell’ultimo quarto (20 alla fine per lui) e portiamo a
casa una bella vittoria. Dopo un giorno di riposo siamo di scena a Denver, per
una sfida ricca di fascino e piena di storie: il duello tricolore tra Gallinari
e me, la sfida tra i nemici-amici Bryant e Shaw, la prima di Gasol da ex, il
ritorno di JaVale nella Mile High City. A prendersi nuovamente il palcoscenico
è però Cameron, che ci guida con autorità facendo siglare la prima doppia
doppia di stagione, dopo aver passato le altre partite a flirtare con la
tripla-doppia.
Giungiamo
quindi lanciatissimi all’impronosticabile scontro diretto per la prima
posizione contro Houston. I Rockets però tirano con percentuali bulgare da tre
ed il nostro rookie con il numero 15 da solo riesce a tenerci a galla, non a
portarci alla vittoria. Kobe, nonostante sia stato massacrato da un arbitraggio
scandaloso, è l’unico che dà manforte a Cameron, ma per gli altri i tempi non
sono ancora maturi per una grande prestazione in una partita così importante.
4-2
il nostro record dopo le prime due SIM14-settimane di regular season. Chi l’avrebbe
mai detto? Forse solo il buon Adam, che viaggia a più di 20 punti e 8 assist a
partita (c’è bisogno di dire che Magic nelle prime sei viaggiava a 20,8 + 8?), o
forse gli addetti ai lavori che avevano saputo leggere bene tra le righe della
preseason. La stagione è comunque appena iniziata, tanto lavoro e fatica ci
attendono!
sabato 5 aprile 2014
SIM14-Preseason 2014: Non è una lega per nostalgici
Una sensazione strana colpisce tutti gli spettatori dopo le prime azioni di questi miei SIM14-Lakers; sembra come essere tornati indietro nel tempo, quando i gialloviola giocavano ancora al Forum, dominavano la lega assieme a Celtics e Pistons e le loro azioni raccontate dal mitico Chick Hearn seguivano uno spartito del tipo "...rebound by Cap, Cap to Magic, Magic dribbles, drives inside the lane, no-look pass to Worthy, slaaaaam dunk!".
Si diceva un gran bene di Cameron, lo si "condannava" ad un'eredità pesantissima draftandolo con la terza scelta e dandogli le chiavi della squadra visto il precedente illustre di playmaker dei Lakers di oltre due metri (e con il numero 32), ma dopo un paio di azioni si capisce che qualcosa a Los Angeles non solo è cambiata ma è anche tornata. Cameron studia da novello Magic e io da novello Riley, visto che gli ho messo a disposizione una squadra che è capacissima di correre il campo con continuità, che ha atletismo praticamente in tutti gli effettivi e che, nel caso dovesse incartarsi con il gioco a metà campo, avrebbe un'ancora di salvataggio in un giocatore tecnicamente superiore (che però gioca guardia e non centro). Insomma, l'impressione conclamata è che possa ritornare lo Showtime ed allora, quando alla prima partita di preseason i Pacers (vice-campioni) ci schiantano, la nostra prima caduta fa notizia! Si inizia subito a mormorare, si dice che le scelte sono azzardate, si dice che Cameron è troppo scorer per fare Magic, che Kobe è troppo "Kobe" per gestirsi come Kareem, che il supporting cast ha si atletismo ma che per fare lo "Showtime" serve anche tecnica... Sei vittorie di fila dopo però, l'opinione pubblica torna sui suoi passi e i vari cronisti sportivi iniziano a considerarci come potenziale sorpresa della stagione e la sconfitta nell'ultima di preseason di nuovo contro i Pacers è giustificata agli occhi di tutti dai profondi esperimenti che ci siamo concessi.
Ma come si spiega questa partenza sprint (che poi in realtà non conta nulla) di questi Lakers? È presto detto: mentre tutti sono concentrati sulla nostra fase offensiva, nessuno si è accorto che è la nostra fase difensiva ad essere cambiata completamente. Assieme a coach Hollins abbiamo messo su una squadra che è difficilissima da attaccare, che protegge bene l'area, che è molto eclettica e che è in grado di adattarsi grazie alle numerosissime soluzioni a roster a buona parte dei piani offensivi avversari. Ma il nostro lavoro non si è fermato qui poiché, grazie alla ritrovata impermeabilità difensiva, abbiamo rigenerato anche l'attacco: è verissimo che corriamo bene il campo e che possiamo giocare una pallacanestro ad alti ritmi, ma è anche vero che il nostro gioco a metà campo è comunque più equilibrato ed ordinato rispetto al caos organizzato dell'anno scorso. Tutte rose e fiori allora? Certamente no! Dobbiamo ancora trovare gli equilibri nelle rotazioni, l'amalgama giusta all'interno del gruppo e curare i passaggi a vuoto (specialmente offensivi) che talvolta abbiamo.
Il tempo di sperimentare e provare però è ormai finito, dalla prossima si inizia a fare sul serio ma intanto la mania per lo Showtime del nuovo millennio serpeggia incontrollata tra i nostri fan!
Si diceva un gran bene di Cameron, lo si "condannava" ad un'eredità pesantissima draftandolo con la terza scelta e dandogli le chiavi della squadra visto il precedente illustre di playmaker dei Lakers di oltre due metri (e con il numero 32), ma dopo un paio di azioni si capisce che qualcosa a Los Angeles non solo è cambiata ma è anche tornata. Cameron studia da novello Magic e io da novello Riley, visto che gli ho messo a disposizione una squadra che è capacissima di correre il campo con continuità, che ha atletismo praticamente in tutti gli effettivi e che, nel caso dovesse incartarsi con il gioco a metà campo, avrebbe un'ancora di salvataggio in un giocatore tecnicamente superiore (che però gioca guardia e non centro). Insomma, l'impressione conclamata è che possa ritornare lo Showtime ed allora, quando alla prima partita di preseason i Pacers (vice-campioni) ci schiantano, la nostra prima caduta fa notizia! Si inizia subito a mormorare, si dice che le scelte sono azzardate, si dice che Cameron è troppo scorer per fare Magic, che Kobe è troppo "Kobe" per gestirsi come Kareem, che il supporting cast ha si atletismo ma che per fare lo "Showtime" serve anche tecnica... Sei vittorie di fila dopo però, l'opinione pubblica torna sui suoi passi e i vari cronisti sportivi iniziano a considerarci come potenziale sorpresa della stagione e la sconfitta nell'ultima di preseason di nuovo contro i Pacers è giustificata agli occhi di tutti dai profondi esperimenti che ci siamo concessi.
Ma come si spiega questa partenza sprint (che poi in realtà non conta nulla) di questi Lakers? È presto detto: mentre tutti sono concentrati sulla nostra fase offensiva, nessuno si è accorto che è la nostra fase difensiva ad essere cambiata completamente. Assieme a coach Hollins abbiamo messo su una squadra che è difficilissima da attaccare, che protegge bene l'area, che è molto eclettica e che è in grado di adattarsi grazie alle numerosissime soluzioni a roster a buona parte dei piani offensivi avversari. Ma il nostro lavoro non si è fermato qui poiché, grazie alla ritrovata impermeabilità difensiva, abbiamo rigenerato anche l'attacco: è verissimo che corriamo bene il campo e che possiamo giocare una pallacanestro ad alti ritmi, ma è anche vero che il nostro gioco a metà campo è comunque più equilibrato ed ordinato rispetto al caos organizzato dell'anno scorso. Tutte rose e fiori allora? Certamente no! Dobbiamo ancora trovare gli equilibri nelle rotazioni, l'amalgama giusta all'interno del gruppo e curare i passaggi a vuoto (specialmente offensivi) che talvolta abbiamo.
Il tempo di sperimentare e provare però è ormai finito, dalla prossima si inizia a fare sul serio ma intanto la mania per lo Showtime del nuovo millennio serpeggia incontrollata tra i nostri fan!
mercoledì 2 aprile 2014
SIM14-Summer 2014: Summertime sadness?
"With the first pick of the 1979 NBA Draft the Los Angeles Lakers select Earving Johnson from Michigan St". La sensazione di deja-vu è stata inevitabilmente forte per tutti i tifosi dei Lakers e, più in generale, per gli appassionati di pallacanestro. Solo che non siamo nel '79 ma nell'estate SIM14-2014 il playmaker di due metri si chiama Adam Cameron, viene draftato con la terza scelta ed esce da Syracuse. Erede di Magic o novello Shawn Livingston? Attualmente nessuno lo può dire, ma il talento c'è e l'attesa nel vederlo all'opera non manca.
Lui è il primo tassello di una campagna acquisti alquanto controversa vissuta in quel di Los Angeles, sponda gialloviola. Siamo chiamati a fare una stagione importante, magari non da titolo ma comunque ad alto livello ed i tifosi ci aspettano al varco. Tuttavia il periodo della free agency passa senza giocatori importanti che sbarcano ad L.A., nonostante i nomi altisonanti a disposizione non manchino: Cousin e Deng sono solo alcuni dei nomi su cui abbiamo glissato per virare sulle conferme di Wesley Johnson, Xavier Henry, Jordan Hill e Pau Gasol (annunciato come sicuro partente). L'unico volto nuovo, oltre al già citato Cameron ed al rookie del secondo giro (carne da macello per il mercato), sembra dunque essere Giannis Antetokounmpo (64 di overall) lasciato a spasso dai Bucks e firmato con un annuale al minimo.
La città è in rivolta, il timore di un'altra stagione ai margini inizia a serpeggiare tra i tifosi, ma il mio piano deve ancora prendere vita. Quando si apre il mercato infatti, inizio a far "bruciare" il telefono e metto in piedi una trade a tre che di certo non ci rende favoriti per il titolo ma sicuramente ci rende chiaccherati. Nella suddetta trade a tre, salutiamo Gasol, Sacre e il rookie al secondo giro per accogliere JaVale McJee, Evan Fournier e Mason Plumlee (in mezzo ci sono anche scelte, come al solito i particolari non li ricordo). Poi completo il mercato con un'altra trade a tre con Bobcats e Blazers dalla quale ricaviamo Jeff Taylor e salutiamo Xavier Henry (altre scelte coinvolte).
Ritengo che la squadra sia pronta, il mercato per noi è terminato e dunque il roster con cui affrontiamo il training camp sarà questo:
PM: Cameron, Nash
G: Bryant, Bazemore, Fournier
AP: Johnson, Taylor, Antetokounmpo
AG: Plumlee, Kelly
C: McJee, Hill
A darmi una mano in panchina ci sarà Lionel Hollins, che prende il posto di Mike D'Antoni (addirittura ritiratosi), che sarà a sua volta aiutato da un vice "generato"; per entrambi contratto biennale. La SIM14-Summer è ormai alle spalle, la nuova SIM14-stagione è invece alle porte: il tempo delle chiacchiere è ufficialmente finito, ora tocca al campo emettere i suoi verdetti!
Lui è il primo tassello di una campagna acquisti alquanto controversa vissuta in quel di Los Angeles, sponda gialloviola. Siamo chiamati a fare una stagione importante, magari non da titolo ma comunque ad alto livello ed i tifosi ci aspettano al varco. Tuttavia il periodo della free agency passa senza giocatori importanti che sbarcano ad L.A., nonostante i nomi altisonanti a disposizione non manchino: Cousin e Deng sono solo alcuni dei nomi su cui abbiamo glissato per virare sulle conferme di Wesley Johnson, Xavier Henry, Jordan Hill e Pau Gasol (annunciato come sicuro partente). L'unico volto nuovo, oltre al già citato Cameron ed al rookie del secondo giro (carne da macello per il mercato), sembra dunque essere Giannis Antetokounmpo (64 di overall) lasciato a spasso dai Bucks e firmato con un annuale al minimo.
La città è in rivolta, il timore di un'altra stagione ai margini inizia a serpeggiare tra i tifosi, ma il mio piano deve ancora prendere vita. Quando si apre il mercato infatti, inizio a far "bruciare" il telefono e metto in piedi una trade a tre che di certo non ci rende favoriti per il titolo ma sicuramente ci rende chiaccherati. Nella suddetta trade a tre, salutiamo Gasol, Sacre e il rookie al secondo giro per accogliere JaVale McJee, Evan Fournier e Mason Plumlee (in mezzo ci sono anche scelte, come al solito i particolari non li ricordo). Poi completo il mercato con un'altra trade a tre con Bobcats e Blazers dalla quale ricaviamo Jeff Taylor e salutiamo Xavier Henry (altre scelte coinvolte).
Ritengo che la squadra sia pronta, il mercato per noi è terminato e dunque il roster con cui affrontiamo il training camp sarà questo:
PM: Cameron, Nash
G: Bryant, Bazemore, Fournier
AP: Johnson, Taylor, Antetokounmpo
AG: Plumlee, Kelly
C: McJee, Hill
A darmi una mano in panchina ci sarà Lionel Hollins, che prende il posto di Mike D'Antoni (addirittura ritiratosi), che sarà a sua volta aiutato da un vice "generato"; per entrambi contratto biennale. La SIM14-Summer è ormai alle spalle, la nuova SIM14-stagione è invece alle porte: il tempo delle chiacchiere è ufficialmente finito, ora tocca al campo emettere i suoi verdetti!
martedì 1 aprile 2014
SIM14-Regular Season 2013-14: Già Season Ending
La sirena che per noi indica la fine della stagione, intesa non come regular season ma campionato 2013-2014, suona inesorabile a San Antonio e decreta la nostra sconfitta numero 8 nelle tremende 10 partite finali. Ribadisco e ripeto, 2 vittorie contro 8 sconfitte, non credo di aver mai fatto un bottino così misero. Sicuramente le attenuanti ci sono, tra infortuni, motivazioni, problemi strutturali e livello medio potremmo attingere a piene mani, ma poiché si dice che "un vincente trova sempre la strada mentre un perdente trova sempre una scusa" non ho alcuna intenzione di nascondermi dietro un dito. A questo punto, è abbastanza evidente che il mio compito, per quanto breve, non ha portato i frutti sperati; ma piangersi addosso è del tutto inutile e da questo pessimo finale sono sicuro che troveremo ulteriori motivazioni per il prossimo anno (che, sia chiaro, non potrà per nessuna ragione al mondo essere una "replica" di questo).
Le mie certezze sono fondate comunque da quanto ho visto in questo lasso di tempo. In "striscia aperta di sconfitte", ci facciamo schiantare anche dai Clippers di un indigesto (per la nostra difesa) Crawford in un derby che abbiamo la dignità di giocare e di far sudare ai velieri. La differenza tecnica è abissale tra le due squadre, ma noi ci mettiamo il cuore e costringiamo Doc Rivers a lasciare in campo i migliori fino alla fine, perdendo solo 94-105. Un giorno di riposo e il grande ex Howard sbarca allo Staples con i suoi Rockets per saccheggiarlo nuovamente. Anche qua, non è che non lottiamo, è che proprio siamo più scarsi ed anche che, arrivati ad un certo punto, le motivazioni di una squadra che è in corsa per un posto ai playoff ci sopraffanno. Attendiamo sempre due giorni prima di ospitare i Warriors allo Staples. Altro giro, altro regalo, anche se in questo caso me l'aspettavo: come voi ben sapete, se c'è una squadra che posso catalogare come mia bestia nera questa è sicuramente Golden State.
Presi a schiaffi un po' da tutti ed in piena bufera di critiche, mettiamo a segno una sorprendente vittoria contro Memphis, in quella che è l'ultima partita allo Staples della stagione. Congedo effimero se si pensa che poi perdiamo inesorabilmente le due gare rimanenti, contro i Jazz e i già citati Spurs, con il risultato di ottenere un poco onorevole quartultimo posto.
Passo dunque, dopo svariati 2k-anni in parecchi 2k-world, per la prima volta la post-season sul divano di casa ed ammiro i Warriors raggiungere il tetto del mondo con un sonoro 4-0 contro i Pacers.
Il primo 2k-anno in questo SIM14-World è già finito, ora c'è la lottery, il draft ed un'estate fondamentale per il futuro della franchigia. Si stupisce qualcuno se dico che il futuro si decide adesso?
Le mie certezze sono fondate comunque da quanto ho visto in questo lasso di tempo. In "striscia aperta di sconfitte", ci facciamo schiantare anche dai Clippers di un indigesto (per la nostra difesa) Crawford in un derby che abbiamo la dignità di giocare e di far sudare ai velieri. La differenza tecnica è abissale tra le due squadre, ma noi ci mettiamo il cuore e costringiamo Doc Rivers a lasciare in campo i migliori fino alla fine, perdendo solo 94-105. Un giorno di riposo e il grande ex Howard sbarca allo Staples con i suoi Rockets per saccheggiarlo nuovamente. Anche qua, non è che non lottiamo, è che proprio siamo più scarsi ed anche che, arrivati ad un certo punto, le motivazioni di una squadra che è in corsa per un posto ai playoff ci sopraffanno. Attendiamo sempre due giorni prima di ospitare i Warriors allo Staples. Altro giro, altro regalo, anche se in questo caso me l'aspettavo: come voi ben sapete, se c'è una squadra che posso catalogare come mia bestia nera questa è sicuramente Golden State.
Presi a schiaffi un po' da tutti ed in piena bufera di critiche, mettiamo a segno una sorprendente vittoria contro Memphis, in quella che è l'ultima partita allo Staples della stagione. Congedo effimero se si pensa che poi perdiamo inesorabilmente le due gare rimanenti, contro i Jazz e i già citati Spurs, con il risultato di ottenere un poco onorevole quartultimo posto.
Passo dunque, dopo svariati 2k-anni in parecchi 2k-world, per la prima volta la post-season sul divano di casa ed ammiro i Warriors raggiungere il tetto del mondo con un sonoro 4-0 contro i Pacers.
Il primo 2k-anno in questo SIM14-World è già finito, ora c'è la lottery, il draft ed un'estate fondamentale per il futuro della franchigia. Si stupisce qualcuno se dico che il futuro si decide adesso?
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