sabato 29 dicembre 2012

2k13-NBA: Lockout

L'associazione giocatore comunica che, a causa di impegni improvvisi ed inderogabili, la stagione in corso viene momentaneamente sospesa.
Il ripristino dell'attività agonistica è rimandato a data da destinarsi.
Ci scusiamo con tutti i lettori per l'inconveniente.

Alp89



lunedì 24 dicembre 2012

domenica 23 dicembre 2012

2k13-Regular Season 2013-2014: Il ritorno di Mr. Big Shot

Trema l'NBA. Trema sotto i colpi dei Lakers, inesorabili e vincenti, ma soprattutto spumeggianti come non si vedeva da tempo. Si parla di Showtime 2.0, si incensa D'Antoni come l'erede di Pat Riley, Gallinari, Beasley e Ebanks sono considerati il gruppo di esterni più ad alto voltaggio di sempre ed infine, puntuale come un orologio svizzero, arriva la domanda del secolo: riusciranno i Lakers a battere il record dei Bulls di 72 vittorie?
Ma a cosa si deve tutto questo entusiasmo? Perché da un lato la lega trema e dall'altro i giornali esaltano non poco i Lakers? È presto detto. Questa squadra ha iniziato la stagione come un rullo compressore ed io non ho mai avuto tra le mani una squadra tanto atletica e profonda come questi Lakers.
Dopo il 6-0 iniziale ci aspetta il primo matinée domenicale allo Staples, per il primo vero scontro al vertice della stagione: Thunder@Lakers. È una partita bellissima, giocata con intensità e voglia da entrambe le squadre. Smith continua a dimostrare leadership e personalità anche contro un avversario tosto come Westbrook e noi portiamo a casa la vittoria nonostante un Durant clamoroso da 43 effimeri punti. Noi attualmente siamo inarrestabili: difendiamo fortissimo e poi corriamo bene il campo; abbiamo un attacco semplice ma efficace e ben spaziato e gli avversari faticano a starci d'appresso. 
Tre giorni di riposo ci aspettano ed ecco la notizia che aspettavamo da tempo. Billups è finalmente disponibile e farà il suo esordio contro Atlanta. Suoniamo l'ottava sinfonia di vittoria, con Gallinari sugli scudi autore di 25 punti e 11 assist. Ci mettiamo sul pullman, dato che ci aspetta una tripla trasferta contro T-Wolves (che ha recuperato i tre infortunati eccellenti), Jazz e Spurs. I T-Wolves si vendicano della sconfitta della 2k-settimana scorsa e ci infliggono la prima L stagionale, fermando la nostra striscia di vittorie consecutive a 8. Ci rifacciamo immediatamente contro i Jazz, contro una squadra che si è infilata in un limbo da cui è difficile uscire. In back-to-back andiamo a San Antonio, dove imbecchiamo la seconda sconfitta stagionale (il ringraziamento ai gufi per il 72-10 è obbligatorio), con Tim Duncan che porta a scuola Howard.
Ad LA, si sa, è facile passare dalle stelle alle stalle ed infatti i giornali sparano a zero, soprattutto su Billups reo di essere il granello di sabbia che ha inceppato un meccanismo perfetto. La risposta di Mr. Big Shot non si farà attendere e arriverà puntuale nella sfida dell'anno allo Staples: Celtics@Lakers. Rondo è un satanasso infernale, Howard e Garnett non se le mandano certo a dire, Kobe è inarrestabile e l'equilibrio nella partita è sovrano. Serve qualcuno che cambi la gara, che faccia le giocate che sblocchino la situazione di stallo. E puntuale arriva il nostro #1. Negli ultimi due minuti segna 8 punti pesantissimi, ma soprattutto cancella Rondo con due sequenze difensive clamorose. È la svolta, portiamo a casa la gara e rispediamo i verdi in quel di Boston: Billups passa dalle stalle alle stelle, ed ora si parla di lui come leader e uomo di carisma, capace di affiancare Kobe in questo delicato compito.
La sfida contro i Celtics ci ammazza fisicamente e mentalmente però. Dopo un giorno di riposo, non riusciamo ad espugnare il Thunderdome, perché con la testa siamo ancora alla sfida contro Boston. Oltre al danno, la beffa: Jodie Meeks si infortuna al ginocchio, per lui stop di almeno 6 settimane.
Siamo 9-3, primi ad ovest. Da Showtime 2.0 e squadra del destino, a squadra che ancora deve lavorare altrimenti non va da nessuna parte. Mike è passato da erede di Pat Riley a fondamentalista di pallacanestro e ritorno. Bella la vita in quel di Los Angeles...

giovedì 20 dicembre 2012

2k13-Regular Season 2013-2014: Opening Week

Una squadra ed una mentalità offensiva "nuova", un 2k13-world migliorato e rivisto in alcuni bug, stelle in là con gli anni e giovani che devono ancora dimostrare tutto: i temi per una stagione interessantissima per i Lakers ci sono tutti. Ci sarebbe anche un titolo vinto ma non registrato negli annali a causa della distorsione spazio-temporale, episodio che può darci ulteriore benzina ma che può anche creare un ronzio insostenibile nelle nostre testoline.
La nostra pre-season non è andata malissimo. Record positivo, prestazioni più che discrete ed intesa sempre più in crescita tra i giocatori. Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica. Le rotazioni sono ancora tutte da trovare, ma questo è un problema secondario, ed inoltre si fanno male Billups e Kleiza. Il primo salterà le prime due settimane, per il secondo è previsto un mesetto di stop.
Con Smith in quintetto e con McGrady unico cambio in playmaker, ci presentiamo per la partita inaugurale, a Sacramento contro i Kings. Squadra giovane e atletica, ma soprattutto piena di talento (e di teste vuote). Soffriamo all'inizio, facciamo fatica a trovare la via del canestro con continuità e ci dobbiamo affidare ai singoli. Ma, come detto, Sacramento è una squadra tanto forte quanto volubile, e quando Kobe e Dwight cambiano la partita, loro non ci tengono più, si sbracano e noi agguantiamo la prima vittoria stagionale. Un giorno di riposo ed effettuiamo l'esordio in casa, contro la non certo irresistibile Dallas. La partita la giochiamo in cavalleria, contro una squadra che sta attraversando un momento di transizione a livello tecnico. Altra W che ci proietta subito in testa alla Western Conference.
Il 2-0 ci rende orgogliosi, ma è anche vero che non significa nulla: la stagione è ancora lunga ed all'orizzonte c'è la doppia trasferta Clippers-Suns che potrebbe darci indicazioni più precise sul dove siamo e quanto valiamo. Affrontiamo la prima "battaglia di L.A." contro i nuovi Clippers (senza CP3 salpato per altri lidi ma con JR Smith, Nikola Pekovic e Paul Millsap nel motore) "da Lakers": ci sentiamo, anzi siamo, superiori, siamo belli, ricchi e vincenti e lo stampiamo in faccia a quelli brutti, poveri e perdenti uscendo con un +25 dal campo. Solito giorno di riposo e si vola in Arizona a far visita a Pau. I momenti amarcord non mancano, ma in campo non c'è spazio per i sentimentalismi. Insomma, affondiamo il colpo, Howard mette il primo 20+20 stagionale e voliamo a quattro vittorie consecutive.
È il momento in cui solitamente troviamo lo specchio e perdiamo e dobbiamo giocare contro una squadra che storicamente soffriamo: siamo in casa contro i Warriors. Invece, lo specchio lo troviamo voltato, tranne Beasley che se lo porta d'appresso sempre, e noi diamo una prova di forza non indifferente. Altra vittoria, con Gallinari protagonista dalla panchina e con tutta la squadra che si dimostra attiva. Ripartiamo per la trasferta a Minneapolis e ci aspetta una squadra falcidiata dagli infortuni: Love, Rubio e Kirilenko sono K.O. (infortuni non gravi ma che impediscono loro di essere in campo) e noi invece siamo incredibilmente esalatati. La vittoria, la sesta su sei partite giocate, è l'unico epilogo possibile.
Siamo in testa e abbiamo lanciato un bel messaggio alla lega. Oltre al record, le note liete si chiamano Nolan Smith e Dwight Howard. Superman viaggia ad oltre 12 rimbalzi a partita ed è attualmente primo nella classifica, ma sta dimostrando una "responsabilizzazione" nel suo gioco abbastanza importante. Smith è invece la sorpresa in positivo: leadership e carisma non gli mancano, sa stare molto bene in campo e sta viaggiando a cifre importanti: 8 punti e 9 assist di media, per uno che l'anno scorso vedeva il campo pochissimo non sono male. Ma più che le cifre, è il modo di stare in campo, perché il ragazzo ostenta sicurezza e non ha paura di sbagliare e potrebbe rivelarsi l'acquisto più importante di questa rovente estate.

martedì 18 dicembre 2012

2k13-Summer 2013: "Devi tornare indietro con me!" "Dove?" "Indietro nel futuro!"

"Che diavolo succede qui?". La mia esclamazione di sorpresa quando varco la soglia degli uffici di El Segundo coglie tutti alla sprovvista. "Che fine ha fatto il Larry O'Bryan 2013?" "L'hanno vinto i Thunder in finale con gli Heat" dice Steve. "Ehi, Alp89, tutto OK?" è Mike D'Antoni a parlare. "Mike? Ma coach Brown dov'è?" "Ma se l'hai esonerato ad inizio campionato scorso...sarà in qualche Burger King, massimo McDonald's o KFC...". Il discorso è surreale, io ho le foto della festa, i giornali che ci incoronano campioni eppure sono l'unico a sapere come sono andati realmente i fatti. Ma non c'è solo questo. I giocatori sembrano diversi, giocano in maniera differente, più reale. Il ragionamento è uno solo: qualcuno deve aver alterato il continuum temporale, ed ora io mi trovo in un 2k13-world alternativo in cui i 2k13-Lakers NON hanno vinto la lega.
Mi avvicino a D'Antoni: "Mike, ma Dwight dov'è?" "A me lo chiedi? Tu sei quello che deve trattare il suo rinnovo! Anzi, mi aspettavo avessi novità, anche sul fronte playmaker. Con Arenas poi com'è finita? Ti ha risposto o si è limitato a spararti dietro? ;)". Resto sul vago: "Ci stiamo lavorando...ma il nostro play non è Nash? Rispiegami perché dovrei contattare Arenas..." "Steve dopo l'infortunio nei playoff ha deciso di ritirarsi e a noi serve un playmaker. Sinceramente, ti vedo pallido...". OK, ci sono. Ormai la mia teoria è confermata e visto che non posso tornare indietro nel 2k-world mi resta solo una cosa da fare. Rendere questa squadra nuovamente competitiva.
Abbiamo due problemi enormi: buco in playmaker e rinnovo di Dwight. Rifirmiamo subito Howard: contratto quinquennale a partire da 17 milioni di dollari. Ed il nostro cap è di nuovo stracolmo mentre noi siamo con solo 6 effettivi a roster: Blake, Bryant, Artest, Gasol, Meeks e Dwight appunto. ci sarebbero pure i due rookie, ma saranno carne da macello per il mercato. Dobbiamo costruire una squadra competitiva con circa 5 milioni (ovvero la MLE) e non sarà impresa facile. Primo: trovare un playmaker. Scorriamo nei free agents e troviamo Arenas. La mano si muove verso il telefono, ma prima di comporre il numero arriva il nome con l'illuminazione: Billups è free agent. È un attimo, ci mettiamo d'accordo subito e l'ex Pistons è gialloviola. Ora cerco un lungo di riserva. Serve qualcuno che dia riposo a Dwight, atteso alla stagione della vita. Chiamo in Russia, Mozgov è un giocatore con il quale avrei voluto lavorare da sempre. Accordo da 1+1, opzione giocatore. La questione lunghi la completo con Linas Kleiza e Darius Songaila, entrambi firmati al minimo. Devo completare il reparto playmaker ancora. Leggendo i giornali leggo che dalla Cina T-Mac vuole tornare in USA. "Tracy, ti va di vincere un titolo giocando da playmaker?". Queste sono le mie parole per convincere McGrady, che firma il giorno dopo un annuale al minimo. Manca l'ultimo tassello, ma non abbiamo più neanche un dollaro. Però abbiamo i diritti Bird su Ebanks, mio fedelissimo ormai. Quinquennale ad 1.8 milioni di dollari fisso (un furto!!).
La squadra è pronta? Non ancora. C'è da fare un passo importante e quando lo comunico a Kobe per poco non mi mette le mani addosso. Pau Gasol non è più un giocatore dei Lakers. La notizia è di quelle che ribaltano il 2k-world, lo scambio era nell'aria da tempo ma da un po' non c'erano voci a riguardo. Scambio a tre tra Lakers, Nuggets e Suns: i Lakers cedono Gasol e Babbit, più scelte varie, ed acquistano Beasley e Gallinari; ai Nuggets arrivano Fry e scelte per Gallinari (in rotta di collisione con la società) mentre i Suns trovano Pau Gasol e Babbit. Scoppia il finimondo, ma voi vi sarete concentrati su Babbit...come è arrivato a noi? Prima di dar via Pau noto che il nostro reparto playmaker è ancora incompleto, dunque ho dato via Blake e i due rookie più una scelta in cambio di Nolan Smith, Babbit appunto e una scelta.
Ora siamo pronti, mi presento nuovamente al training camp e iniziamo a lavorare seriamente questa volta. Siamo 13 e verosimilmente resteremo tali. Il roster dei 2k13-Lakers 2013-2014 (NB: i ruoli dei giocatori sono quelli in cui penso verranno impiegati, non i ruoli "ufficiali"):

Beasley Michael AG\AP
Billups Chauncey PM
Bryant Kobe G
Ebanks Devin AP\G\AG
Gallinari Danilo AP\AG \G
Howard Dwight C
Kleiza Linas AG
McGrady Tracy PM
Meeks Jodie G
Mozgov Timofej C
Smith Nolan PM
Songaila Darius C\AG
World Peace Metta AP\AG

Attualmente Songaila è fuori dai 12, il quintetto è Billups-Bryant-Artest-Beasley-Howard, Gallinari è il sesto uomo, Smith, Meeks, Ebanks e Mozgov sono quelli da cui mi aspetto un contributo importante, T-Mac, Kleiza e Songaila sono gli specialisti, quelli che devono avere il massimo rendimento con il minimo impiego.
La squadra è pronta, la nuova stagione è alle porte!

lunedì 17 dicembre 2012

2k13-Playoff 2013: NBA Finals; Bulls@Lakers; Game 5

Comunque vada, sarà l'ultima partita della stagione allo Staples Center! Gara 5, primo match point per i Lakers, primo passaggio per l'ultima spiaggia per i Bulls. Los Angeles deve chiuderla qui per scongiurare il pericolo di ritornare a Chicago, gli ospiti faranno di tutto per impedirlo e per allungare la serie. Il loro obiettivo è ovviamente gara 7!
Dopo la ripassata di gara 4, i Bulls hanno voglia di riscatto e partono subito forte. Los Angeles non è prontissima mentalmente e si vede costretta a rivolgersi subito ai singoli: Bryant e Gasol rispondono immediatamente presente e guidano i gialloviola contro dei Bulls altalenanti ma comunque efficaci. Chicago sembra più in partita, anche se i soliti limiti offensivi fanno capolino inesorabilmente e i Bulls non riescono ad affondare il colpo che potrebbe cambiare la partita. L.A. difende fortissimo ed in attacco se la cava, con Gasol sempre più protagonista e Kobe nervoso ma comunque produttivo. Prima della fine del secondo quarto però, la partita cambia. I padroni di casa trovano impatto da Steve Blake e Devin Ebanks e riescono a piazzare il primo affondo proprio a ridosso della pausa lunga.
Sotto di nove punti all'intervallo, i Bulls si affidano a Rose per cercare di riprendersi, ma i Lakers non si fanno spaventare dalla ritrovata verve degli ospiti. I gialloviola resistono all'assalto di Chicago e poi colpiscono. Come in gara 4, Artest suona la carica con tre canestri consecutivi, i padroni di casa prendono fiducia ed incominciano a colpire ripetutamente. Howard prende per mano i suoi, Nash e Kobe riempiono le sue lacune e lo Staples inizia a saltare di gioia. Rose però non ha ancora alzato bandiera bianca e sigla altri 8 effimeri punti in fila. Non bastano, i Lakers chiudono con il quintetto titolare per rispetto degli avversari e come premio per i propri campioni, l'ultimo possesso offensivo è un gioco a due tra Gasol e Bryant, mentre l'ultima palla la tiene in mano Gasol MVP indiscusso della partita. 
È FINITA. I LOS ANGELES LAKERS TORNANO SUL TETTO DEL MONDO, LAUREANDOSI CAMPIONI 2K-NBA 2013!!!
Primo titolo per Nash e Howard, secondo per Artest, terzo per Gasol e sesto per Kobe Bryant, che raggiunge Jordan. I Lakers agguantano i Celtics a quota 17 ed infliggono la prima sconfitta nelle Finals ai Bulls.
Per la cronaca, la partita finisce 93-110 Lakers. MVP Pau Gasol, 27 punti, 6 assist e 9 rimbalzi per lui. Kobe è il top scorer con 28 punti, Howard contribuisce con 26 punti e 13 rimbalzi. L'onore delle armi non manca certo per Derrick Rose: 36 punti e 9 assist, ma i Lakers sono troppo forti.
Ora inizia l'off-season, clamorosi stravolgimenti si attendono per il 2k13-world!

giovedì 13 dicembre 2012

2k13-Playoff 2013: NBA Finals; Bulls@Lakers; Game 3 & Game 4

Game 3
La serie finale si sposta in California, a Los Angeles per essere più precisi, con i Lakers che hanno doppiamente ribaltato il fattore campo. I gialloviola, avanti 2-0, hanno l'opportunità di chiudere la serie ma i conti si faranno solo alla fine. Chicago è chiamata al riscatto, deve vincerne almeno due allo Staples per potersi permettere sogni di gloria.
Lo Staples è rumorosissimo all'ingresso in campo delle squadre, ma chi si aspetta dei Bulls arrendevoli e dei Lakers che giocano sul velluto è deluso: la partita parte subito a ritmi forsennati da una parte e dall'altra, con difese attente e attacchi efficaci. Rose e Crawford fanno capire agli avversari che non sarà una passeggiata, ma i Lakers fanno anche di peggio e si incartano nella loro stessa sicurezza: la "sindrome dello specchio" arcinota per la compagine gialloviola, colpisce inesorabile ed i Lakers perdono tutta la loro verve diventando una squadra "di signorine". Chicago coglie l'attimo e va via, si porta addirittura sul +15 e sembra involarsi verso una vittoria facile. Niente di più sbagliato, perché tra le "signorine" si aggirano due "camionisti" travestiti male da donne: Kobe e Steve. I due prendono per mano l'attacco dei padroni di casa e iniziano a rosicchiare terreno, cosicché a fine primo tempo si arriva con i Bulls sopra solo di 6.
La partita è apertissima e la mutazione dei Lakers negli spogliatoi si avverte immediatamente alla riapertura delle ostilità: Gasol e Howard iniziano ad essere coinvolti con maggiore frequenza, la difesa dei lacustri è più efficace ed in generale c'è una maggiore voglia di lottare da parte dei padroni di casa, che riescono ad issarsi fino ad un incredibile +8. Chicago però ha la forza di reagire e trova punti importanti da parte di Deng e dal solito Crawford e quando finisce il terzo quarto il punteggio è ancora in parità. 
L'equilibrio regna sovrano per tutto il quarto periodo, nessuna delle due squadre pare essere in grado di affondare il colpo vincente, quello del K.O. che ti permette di portare a casa la gara, e così si arriva inesorabilmente agli ultimi possessi con la situazione in bilico. I Lakers vanno per la loro soluzione più sicura in questi casi, ovvero pick and roll centrale tra Kobe e Pau, e prendono 3 punti di margine che sembrano decisivi, visto pure che Chicago riesce a segnare solo con Noah su tap-in e che Nash segna i liberi del nuovo +3 lasciando 4 secondi ai Bulls privi di time out. Rimessa Deng, Rose prende la palla con Nash che lo bracca, il numero #1 dei Bulls si avvicina e da centrocampo lascia partire la preghiera con la sirena che suona: SOLO RETE!!! Ma gli arbitri lo devono rivedere!!!! Dopo un po' di consultazione, la decisione dei direttori di gara è che il canestro è buono: OVERTIME!!!
I Lakers non ci sono più con la testa, si sono visti sfuggire una vittoria sofferta ma meritatissima e nel supplementare non scendono neanche in campo. È un gioco da ragazzi per Chicago, che vince e mette il primo sigillo nella serie: c'è ancora speranza per i Tori!
Finisce 121-109 Bulls. MVP uno straordinario e miracoloso Derrick Rose, autore di 39 punti e 15 assist. 31 per Crawford e 20 per Deng, ma spicca il il 13+15 di Noah. Per Los Angeles, la prova da 29 punti, 7 rimbalzi e 9 assist di Kobe è effimera.


Game 4
L'occasione della vita per Chicago: vincere per ristabilire una parità nella serie che pareva ormai compromessa, per tentare un'impresa degna dei Bulls. I Lakers sono chiamati alla rivalsa, ci si chiede se la sconfitta di gara 3 non ha lasciato crepe o minato le certezze dei gialloviola: una sconfitta eventuale in gara 4 sarebbe devastante.
Ricordate le signorine in campo con la maglia gialloviola ad inizio gara 3? Bene, dimenticatele perché ora i Lakers schierano cinque lupi tenuti a digiuno per 3 giorni e con i Tori che appaiono degli agnellini ai loro occhi. Chicago è stanca per la partita precedente, dove il dispendio fisico e mentale è stato pesantissimo, mentre i Lakers sono aggressivi e pronti a combattere. Howard viene servito con una regolarità clamorosa, tutte ricezioni dinamiche, e Superman sin da subito issa i suoi su un vantaggio stabile poco sotto i 10 punti. Rose non ci sta e con Crawford tiene i Bulls a contatto, addirittura con un crossover più palleggio arresto e tiro mette a sedere Nash con la palla del -2, ma i Lakers sono troppo più solidi ed alla fine del secondo quarto ristabiliscono le distanze portandosi sul +7.
Al rientro ci si aspetta la reazione di Chicago, si assisterà invece a qualcosa di incredibile. I Lakers diventano improvvisamente impermeabili in difesa e trovano con Ron Artest quelle tre conclusioni che cambiano emozionalmente la partita: diventa un massacro, Chicago non segna più, perde una quantità impressionante di palloni, non racimola un solo rimbalzo offensivo mentre i Lakers giocano sui 48 metri, segnando a ripetizione e distruggendo gli avversari. Il terzo quarto si chiude con un parziale clamoroso di 49-15 per i Lakers ed il punteggio ad inizio quarto periodo è incredibile, specie considerando l'andamento della serie finora: i padroni di casa sono avanti 100 a 60, con 40 punti di vantaggio e 100 punti segnati in tre quarti!!
Il quarto quarto è una lunga attesa verso la sirena finale, con solo le riserve delle due squadre in campo. Chicago è al tappeto e a L.A. si sta iniziando a comprare lo champagne da mettere in frigo: gara 5, ultima partita stagionale allo Staples, potrebbe essere decisiva per l'assegnazione del titolo.
Finisce 89-115 Lakers. MVP DH12, 35 punti e 11 rimbalzi in 25 minuti di impiego. Per i Lakers, bravi tutti, con una menzione d'onore per MWP-Ron Artest autore delle giocate che hanno cambiato emotivamente la gara nel terzo quarto. Chicago è assente tutta, solo Rose con 26 punti prova a salvarsi, ma non basta!

martedì 11 dicembre 2012

2k13-Playoff 2013: NBA Finals; Lakers@Bulls; Game 1 & Game 2

Game 1
La statua di Michael Jordan accoglie le due squadre all'ingresso dello United Center: sono le NBA Finals, è di nuovo Lakers contro Bulls! Due filosofie a confronto: da un lato i fab4 di L.A. con lo showtime 2.0, dall'altro Derrick Rose e la sua etica del lavoro. Non è una sfida per deboli di cuore ma è una sfida per appassionati veri di questo magnifico sport!
Si comincia e di spazio per i convenevoli ce n'è poco. Gli ospiti vanno ripetutamente da Gasol, come loro solito agli inizi del match, mentre Chicago si affida subito alla coppia Derrick Rose-Jamal Crawford, con quest'ultimo assolutamente sgravato da alcun timore referenziale nei confronti di Kobe Bryant. Le due squadre sono esaltate, non hanno paura nel giocare a viso aperto e cercano sin da subito di sfruttare il meglio di ciò che hanno a disposizione per incanalare la gara dalle loro parti, con il risultato che rimane tuttavia in bilico. Il secondo, prematuro, fallo di Steve Nash scombina un po' i piani dei Lakers, che sono costretti ad alterare le rotazioni solite e dunque devono andare anticipatamente a chiedere gli straordinari a Bryant. Nel frattempo, Chicago mette la freccia e va via, e proprio Kobe è costretto a cambiare la gara per i suoi: il Black Mamba ha uno sguardo che fulmina e gioca in maniera celestiale, aggressivo e pragmatico fino all'osso, e tiene i suoi a contatto andando per la conclusione personale o attivando ripetutamente DH12. La partita è bellissima, le stelle brillano sul campo e l'intensità è subito alle stelle, ma nessuna delle due squadre riesce a prendere il sopravvento e si arriva alla pausa lunga con Chicago avanti di quattro lunghezze.
Dopo il riposo "forzato", Nash prova ad entrare nell'economia del match, ma Rose è straordinario: difende come un forsennato e in attacco è comunque punto focale dei suoi, con il sorprendente Gibson e "alta tensione"-Crawford sue fidate spalle. I Lakers vacillano, incassano ed in attacco sono sempre meno efficaci, ma Bryant gioca una partita pazzesca e paga spesso la cauzione per tutti. Il Black Mamba è inarrestabile, inizia uno show personale indescrivibile e l'inerzia della partita passa piano piano in mano ai Lakers.
A metà ultimo quarto, sull'ennesimo pari (a quota 88), le squadre sono stremate e le difese iniziano a stritolare in maniera realmente efficace gli attacchi. Lo scenario per fare la storia è pronto, la personalità ed il carisma per scrivere una pagina da leggenda non gli manca e Kobe Bryant fa esattamente quello per cui è pagato: vincere la partita. Il #24 ospite è un rebus irrisolvibile per gli avversari, segna gli ultimi 10 punti della sua squadra ma soprattutto cancella un Jamal Crawford che fino ad allora aveva fatto il bello ed il cattivo tempo. La firma la mette il Mamba, in gara 1 passano i Lakers che si prendono pure il fattore campo a favore!
Finisce 98-91 Lakers. MVP Kobe Bryant, 35 punti e 13 assist per lui. Bene Howard con 30+10 e Gasol con 18 punti; per Chicago non basta il 24+13 di Rose e i 27 del top scorer Crawford.


Game 2
Una partita per regalarsi un sogno: gara 2 vale quasi tutto per i Bulls e vale tantissimo per i Lakers. I primi non possono permettersi di andare sotto 0-2 nella serie, considerato il fattore campo già perso; i secondi hanno l'occasione per mettere l'ipoteca ad un titolo per il quale tanti sacrifici sono stati spesi. È gara 2, è sempre lo United Center di Chicago, è lo spettacolo delle NBA Finals!
Chicago è scottata da gara 1 e parte con il freno a mano tirato: difesa fortissima ma attacco un po' stagnante. I Lakers si rivolgono come al solito al loro principe catalano che si dimostra sin da subito superbo architetto offensivo: due assist al bacio, un per Artest e l'altro per Kobe, sono il preludio per una partita giocata con numeri da comprimario ma azioni da campione vero. I Lakers hanno un Nash in più nel motore rispetto a gara 1, sono più aggressivi e hanno la mente più lucida, rispetto a dei Bulls chiaramente più contratti e nervosi. I Lakers arrivano al massimo vantaggio di +8 con una schiacciata in contropiede di Bryant, ma incredibilmente questo avvenimento scatenerà i Bulls piuttosto che avvilirli: merito probabilmente delle parole di coach Thibodeau, Chicago in uscita dal time out è aggressiva e ritrova sé stessa, cosa che permette di piazzare un break che riporta la situazione in equilibrio. L'inerzia della partita cambia e i Lakers faticano non poco a contenere gli assalti dei Bulls. Chicago chiude il secondo quarto sul +6 e lo United Center è giustamente una bolgia infernale.
Il rientro dalla pausa non fa altro che confermare quanto visto finora. I Bulls ci credono e solo le grandi individualità permettono ai Lakers di non sprofondare. Sotto di 6 a metà terzo quarto, gli ospiti vacillano clamorosamente ed allora il bottone "Kobe" viene spinto: il Mamba si accende, dopo aver atteso sornione nei primi due quarti è carico a molla e l'inerzia della gara cambia nuovamente. Rose però non ci sta, gli risponde a tono e la sfida a distanza tra i due è a dir poco esaltante. Si assiste ad un botta e risposta continuo, ma il numero #1 dei Bulls non può giocare a ritmi forsennati per tutta la gara, considerato che deve sia attaccare che difendere con una certa efficacia. I Lakers invece hanno anche altre soluzioni oltre al #24 ma l'equilibrio non si spezza.
Per lo meno, fino agli ultimi minuti del quarto periodo. Ancora Kobe si prende il palcoscenico e lo fa assieme ad un compagno di mille battaglie, quel Pau Gasol da due anni ormai con le valige in mano: il pick and roll tra i due è sempre un'arma inarrestabile, il mezzo perfetto per piazzare le giocate che portano i Lakers a vincere anche gara 2. A nulla serviranno le magie nel finale di Crawford e Rose, i Lakers portano a casa gara 2 e mettono una seria ipoteca sulla vittoria finale.
Finisce 101-96 Lakers. MVP un silenzioso Dwight Howard: 30 punti e 13 rimbalzi per lui. Kobe è top scorer con 35 punti, ma prende pure 8 rimbalzi e smazza 6 assist. Signora partita per Nash, 21 punti e 13 assist, mentre Gasol fa 10 punti, 5 rimbalzi e 6 assist, ma anche una serie di intangibles che cambiano la gara. Eroico Rose: 31 punti e 15 assist, superbo Crawford, 25 punti e ottima prova di Noah da 15+15. L'impressione è sempre la stessa: i Lakers sono troppo profondi ed alla fine della fiera trovano sempre chi cambia la gara.

giovedì 6 dicembre 2012

2k13-Playoff 2013: Western Conference Finals; Lakers@Thunder; Game 3 & Game 4

Game 3
Il ritorno di Russell Westbrook come faro della speranza e la consapevolezza di una gara da vincere per non rischiare di diventare un'eterna incompiuta di Oklahoma City si scontrano contro la voglia matta di fare la storia dei Lakers. La Chesapeake Arena è un'enorme marea blu: per il Thunderdome e per i tifosi che lo riempiono è la partita dell'anno!
L'inizio dei Thunder è da fare atterrire un rinoceronte imbufalito. Durant, Martin e Westbrook hanno il coltello tra i denti e mettono subito le marce alte e i Lakers sono colti di sorpresa. +9 poi anche +13 e OKC ruggisce con l'obiettivo di spaventare gli avversari. Ma i Lakers ne hanno viste di cotte e di crude e iniziano una lenta ma inesorabile risalita. Kobe traccia la via, Howard e Nash tendono a seguirlo e Gasol si mette in fila per non lasciare tutto il divertimento agli altri. La partita è impressionante per intensità e qualità di gioco. Se da un lato i Lakers usano il fioretto, giocando una pallacanestro tecnica e ragionata, dall'altro lato i Thunder corrono come dei dannati, tengono ritmi altissimi e la mettono sul piano fisico dove non sono contenibili. Il risultato a metà partita di 49-53 per OKC indica che l'equilibrio in campo è riuscito a regnare sovrano e si prospetta un secondo tempo da urlo.
Il rientro non è certamente adatto ai deboli di cuore. Martin spara da tre come una MG42 in dotazione all'esercito tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale, ma Kobe investe su Pau Gasol ed il catalano tiene i Lakers in scia con giocate di alta scuola. I Lakers resistono all'impatto devastante dei Thunder che lentamente vedono svanire le proprie certezze. I ritmi forsennati tenuti si pagano alla lunga e OKC è costretta a scoprire il fianco per recuperare le forze: Bryant azzanna la preda e cambia l'inerzia della partita, con 8 punti in fila che portano i gialloviola sul +3 con poco meno di un quarto da giocare.
Durant però ha altri programmi e si carica la squadra sulle spalle. The Durantula è inarrestabile e produce punti ed assist in quantità industriale, ma l'equilibrio continua a non volersi spezzare. Si arriva con 48 secondi sul cronometro dell'ultimo quarto con i Lakers sul +1 ma palla in mano Thunder. Durant prende la palla dalla rimessa e sembra intenzionato ad andare fino in fondo. Artest lo aspetta due passi più avanti la linea dei tre punti, Durant palleggia e fa una finta per sbilanciare il #15 gialloviola che per tutta risposta allunga il braccio sinistro e sporca il pallone a KD35: è un'attimo, Durant è spiazzato, Artest si getta sul pallone e lo recupera clamorosamente, poi da terra serve Kobe che si invola  in contropiede uno contro tre. Il Mamba penetra nonostante l'inferiorità numerica, non si ferma e "segna, subisce il fallo e andrà in lunetta col libero SUPPLEMENTARE!" (cit.). È la giocata della partita, a fissare il risultato ci penseranno i liberi: in gara 3, passano i Lakers!
Finisce 108-105 Lakers. MVP Kobe Bryant: 27 punti e 9 rimbalzi per lui. 25 punti per Gasol, altra gran doppia doppia per Howard con 22 punti e 13 rimbalzi. Durant ne fa 31 (ma sanguinosa la sua persa nel finale), Westbrook ne aggiunge 18 con 12 assist e Martin ne fa 29: ancora insufficiente per battere i Lakers.


Game 3
"Not in our home" è il motto per i Thunder. Sotto 0-3 nella serie ad OKC servirebbero miracoli assortiti. Il primo si chiama vincere gara 4 ma per farlo bisogna battere questi Lakers quasi perfetti finora nei playoff. Los Angeles sente profumo di finale, schienare definitivamente i padroni di casa sarebbe il modo migliore per assaporarla direttamente.
L'inizio di gara è superlativo. OKC gioca a mente sgombra e si cala subito nella parte di "quella sporca dozzina", giocando una pallacanestro fisica, semplice ma comunque efficace. I Lakers corrono sempre meno degli avversari, ma mentalmente sono delle rocce di granito e non si scompongono di fronte a nulla. Nash incappa presto in problemi di falli ed allora gli ospiti mettono in mostra uno straordinario Kobe Bryant creatore di gioco. Il Mamba è uno spettacolo: segna, regala assist, difende con ferocia ed attacca con eleganza, relegando gli altri 9 giocatori in campo al ruolo di comparse. I Lakers si portano in vantaggio, ma non riescono a piazzare il colpo da K.O. perché Metta World Peace attenta all'incolumità dei ferri del Thunderdome sparando "bricks" in continuità. OKC è in partita, con Martin straordinaria punta di diamante di un attacco comunque efficiente seppur non spettacolare. I Thunder mettono la freccia sul finale di secondo periodo e all'intervallo lungo si arriva con i padroni di casa sul +8.
Ma a Catania si dice che "i cavaddi si virunu ri strada longa" (ovvero "i cavalli si notano sulle grandi distanze") e questi Lakers "cavalli di razza" lo sono sicuramente. I gialloviola rientrano, con Nash che si alterna al timone con Kobe e Gasol che inventa dal post, ma i Thunder non mollano e la situazione di equilibrio si ripresenta puntuale. La gara è piacevolissima, i padroni di casa sono pronti a tutto pur di non alzare bandiera bianca e gettano il cuore oltre l'ostacolo recuperando una quantità di rimbalzi offensivi realmente spropositata, cosa che genera inevitabilmente una caterva di "second chance points". La sequela di "botta e risposta"continua inesorabile e si prospetta un altro finale tirato.
Il quarto quarto è terreno di caccia per Durant, che prova a spezzare le reni alla resistenza lacustre, che però si affida ad un Nash perfetto dal campo e ad un Kobe Bryant stellare. I Lakers riescono a mettere la testa avanti e mettono in cascina quei punti che fanno saltare i nervi ai Thunder: dopo una buona circolazione, OKC ha la palla del -2 con 1:03 da giocare, ma Ibaka sbaglia il piazzato wide open dalla media (tiro ampiamente nelle sue corde) ed il rimbalzo gialloviola è pesantissimo. Kobe va dall'altro lato, vuole giocare con il cronometro ma la scelta dei Thunder è tanto condivisibile quanto azzardata perché arriva il raddoppio di Durant su Bryant, già marcato da Sefolosha. Il Mamba è lesto a servire Artest, lasciato solo per la tripla piedi per terra (dato il suo 0 su 5), Artest prende e spara e l'immagine di lui che si bacia i bicipiti ha già fatto il giro del mondo. Sono i classici chiodi sulla bara, è l'immagine dei Lakers CAMPIONI DELLA WESTERN CONFERENCE 2013!
Finisce 111-104 Lakers. MVP un Black Mamba che flirta con la tripla doppia: 26 punti ma anche 8 rimbalzi e 9 assist. Nash e Gasol ne fanno 20 a testa, DH12 ne sigla 23 con soli 7 rimbalzi, Ron Artest o Metta World Peace che dir si voglia fa 5 punti, uno più decisivo dell'altro, conditi da 11 rimbalzi. Soliti KD e Martin stellari, Westbrook paga parecchio rispetto a gara 3 la mancanza di ritmo partita, ma OKC viene spazzata da una durezza mentale dei Lakers realmente eccezionale. Per i Thunder si aprono ora i processi.

What about Bulls-76ers
Bynum culla a lungo il sogno di ritrovare la sua ex-squadra in finale, ma i Bulls sono troppo forti e giungono meritatamente alla finale, portando a casa la serie 4-1.
È la prima serie finale tra Bulls e Lakers dalla celeberrima serie del 1991, quella che sancì il vero passaggio di testimone da Magic e Bird a MJ. Ora Rose ci riproverà a farlo con Kobe, ma il Mamba non vede l'ora di alzare il sesto anello per raggiungere sua maestà Michael.

martedì 4 dicembre 2012

2k13-Playoff 2013: Western Conference Finals; Thunder@Lakers; Game 1 & Game 2

Game 1
Staples Center stracolmo, una città che si ferma, due squadre pronte a darsi battaglia. Thunder contro Lakers, la sfida per il predominio dell'ovest inizia oggi. OKC si presenta senza Westbrook, infortunato ma che recupererà sicuramente per gara 3, i Lakers hanno Earl Clark con qualche acciacco ma il peso specifico delle due assenze non è nemmeno comparabile: a Los Angeles lo sanno e sanno pure che l'occasione è troppo ghiotta per non coglierla e l'obiettivo 2-0 in contumacia a Westbrook è quasi obbligatorio.
Si comincia e i gialloviola sono subito aggressivi sia in attacco che in difesa ma i Thunder sono tutt'altro che facilmente impressionabili e restano attaccati alla gara. Durant e Kevin Martin mettono a ferro e fuoco la difesa dei padroni di casa e sembrano inarrestabili, ma le soluzioni offensive dei losangelini sono tantissime e difficilmente arginabili dagli ospiti. È soprattutto il match-up Nash-Maynor a fare la differenza, con il canadese che fa impazzire l'avversario producendo gioco a ripetizione. La partita resta comunque in equilibrio, con i Thunder che tendono ad alzare i ritmi in contropiede non appena ne hanno l'occasione e con i Lakers che ammazzano questi ritmi giocando sui 24 secondi ed impedendo agli avversari di stabilizzare la velocità. 
Dopo la pausa lunga il copione non cambia: i Thunder tirano con Martin o Durant in meno di 10 secondi e provano a correre, i Lakers rallentano sempre giocano sfruttando tutto il cronometro ma trovano canestri ad alta percentuale e piano piano questo andamento inizia a fare la differenza. I Thunder infatti con queste continue accelerate e frenate non riescono ad entrare in ritmo e l'assenza di una terza bocca da fuoco affidabile inizia a pesare sull'economia della gara. I Lakers colgono l'attimo e piazzano il parziale con Kobe e Dwight firme d'eccezione. Sembra finita, con i Thunder a -12 ad inizio quarto periodo, ma The Durantula non ci sta e si carica OKC sulle spalle, riportandola a contatto. La prestazione di KD35 è mostruosa, ma si schianta improvvisamente con il nuovo #15 dei Lakers: Metta World Peace lascia il posto a Ron Artest negli ultimi cinque minuti di gara e RonRon spezzerà in due la gara. Artest spegne per tre possessi consecutivi Durant e dall'altro lato mette due triple in back to back su assist di Nash e Gasol. È il colpo del K.O., i Lakers allungano in maniera definitiva e portano a casa la gara.
Finisce 97-112 Lakers. MVP un silenzioso Dwight Howard: 36 punti e 13 rimbalzi per lui. 20 punti per Kobe e Gasol, 10 punti e 14 assist per Nash, 2 punti World Peace e 6 Artest. Durant ne sigla 39, Martin 35, ma per il resto OKC fatica a trovare la via del canestro.

Game 2
OKC ha spaventato i Lakers ma alla fine è uscita sconfitta in gara 1. Ora deve vincere in gara 2 per evitare di trovarsi in una condizione scomodissima anche se il cartello "Aspettando Westbrook" è lì a ricordare che la serie è ancora lunga. I Lakers lo sanno: vincere per mettere pressione ai Thunder, come l'anno scorso ma a parti invertite.
La stanchezza inizia a farsi sentire in casa Lakers, con i gialloviola che non riescono ad impattare sin da subito con intensità e con i Thunder che quindi trovano meno difficoltà nel giocare. Durant è iperattivo ma il vero braccio armato di OKC si chiama Kevin Martin: la guardia ex-Houston attacca Kobe con continuità ed il 24, svogliatissimo in difesa, lo lascia andar via fin troppo facilmente. I Thunder colgono l'attimo e scappano via, arrivano al massimo vantaggio sul +9 quando Nash e Howard iniziano ad operare. Il canadese potrebbe mandare a canestro pure i sassi, Howard schiaccia di tutto ed a rimbalzo difensivo è un'aspirapolvere, ma a fare la differenza è l'impatto di Ebanks. Il #3 Lakers riesce ad arginare Durant, lo anticipa e non si fa battere in uno contro uno, ma è anche presente in attacco con canestri e assist.
La partita è accesissima, il rientro dalla pausa lunga è però traumatico per i Thunder che vengono portati a lezione di Spagnolo dal principe catalano. Gasol è sublime, spazza via i lunghi ignoranti dei Thunder con una sfilza di giocate d'alta scuola e cambia la partita. Kobe sente il profumo di sangue ed inizia ad operare e i Lakers scavano un solco che non diventa voragine solo perché Metta World Peace insiste nel litigare con i ferri dello Staples, sbagliando numerose triple wide open. I Thunder resistono, ma Durant gioca ad intermittenza ed il solo Kevin Martin riesce a non far affondare la barca, ma le sorti della sfida sembrano segnate. OKC però pesca il jolly e Lamb infila tre triple consecutive che cambiano l'inerzia. È il momento decisivo e ancora una volta i padroni di casa ne escono con autorità: Kobe e Nash si prendono responsabilità importanti, ma le giocate decisive le firmano Gasol e Ron Artest. I Lakers respingono l'ultimo assalto ospite, affondano il colpo da K.O. e portano a casa la gara.
Finisce 101-109 Lakers. MVP Pau Gasol: 25 punti e 6 rimbalzi per lui. 16 punti e 17 rimbalzi per Howard; per OKC effimeri 41 di Kevin Martin.

domenica 2 dicembre 2012

2k13-Playoff 2013: Western Conference Semi-Finals; Clippers@Lakers; Game 5

I Clippers sono appesi ad un filo, con un baratro profondo che si estende ai loro piedi e con i Lakers pronti a tagliare il suddetto filo. La speranza dei "cugini poveri" è tutta concentrata in Chris Paul, il quale ha finora steccato completamente la serie. I Lakers in barba alla scaramanzia hanno già prenotato il volo e l'hotel per Oklahoma City: saranno costretti a disdire?
L'inizio di partita è di marca gialloviola. Gasol fa capire subito che i Lakers non vogliono perdere tempo e mette in difficoltà la difesa avversaria. Bryant lo aiuta, fa il facilitatore in attacco ed è aggressivo in difesa, ma tutto ciò non basta ai Lakers per scappare: Billups e Griffin ci mettono la faccia e il cuore, lottano su ogni pallone e tengono i Clippers in linea di galleggiamento. I problemi per gli ospiti si palesano quando inizia il valzer delle sostituzioni. I Lakers trovano energia, entusiasmo e voglia dalla panchina; gli ospiti invece hanno una panchina dal voltaggio basso, timorosa e non pronta per giocare a certi livelli. I Lakers scappano, le coppie Howard-Nash e Gasol-Bryant incanalano la partita verso i padroni di casa e se ai Clippers manca pure l'apporto di Butler, protagonista della serie, la situazione per gli ospiti si fa nerissima. Lo Staples "ricco" già pregusta i tacos, ma Paul si accende improvvisamente e i Clippers si rifanno sotto.
La ripresa delle ostilità vede entrambe le squadre piuttosto imprecise, anche se i Lakers hanno chiaramente qualcosa in più. Gasol si riaccende e i padroni di casa ricominciano il loro percorso, mentre Paul è nuovamente abulico e con lui tutto l'attacco dei Clippers. I padroni di casa colgono l'attimo, alzano l'intensità a livelli insostenibili per gli avversari e piazzano lo strappo decisivo con un parziale tremendo di 20-3. Gli ospiti sono smarriti, senza una guida in campo o in panchina (Del Nero è realmente impresentabile nei playoff) ed atterriti da uno Staples troppo glamour ed abituato a vincere per i loro standard. La partita finisce sostanzialmente anzitempo, con i Lakers che gestiscono l'ultimo quarto di garbage time, entrandovi con un rassicurante +30 come massimo vantaggio.
Finisce 85-102 Lakers. MVP Pau Gasol, 25 punti+5 rimbalzi+2 assist+2 stoppate per lui. Howard 17+13 rimbalzi, Nash 17+12 assist, Bryant solo 15+9 assist e 8 rimbalzi. Per i Clippers, onore al merito solo a Billups, 25 a fine gara per lui.
I Lakers chiudono la serie 4-1.


Le altre
Ad ovest, tutto facile per i Thunder, che infliggono un secco 4-1 ai T-Wolves e si preparano al meglio per le finali di conference.
Strepitosi i Bulls, 4-1 agli Heat e tutti a casa. Pesa evidentemente come un macigno l'assenza di Wade agli, ormai ex, campioni in carica. Anche i 76ers piazzano il loro 4-1 ad Indiana e firmano la loro prima apparizione alle finali di conference dai tempi di Allen Iverson.

giovedì 29 novembre 2012

2k13-Playoff 2013: Western Conference Semi-Finals; Lakers@Clippers; Game 3 & Game 4

Game 3
Serie sull'uno pari e gara tre allo Staples "povero" che può risultare decisiva in favore dei Clippers. Chi l'avrebbe mai detto prima dell'inizio della sfida? I Lakers per recuperare il fattore campo, i Clippers per riscrivere la storia: probabilmente è il Derby di L.A. più importante di sempre.
Partono forte i padroni di casa, con Billups a guidare un branco di iene assetate di sangue. L'animalesca veemenza dei Clippers i Lakers la combattono con la poesia in post basso di Pau Gasol, che insieme a Bryant orienta la partita verso El Segundo. Il concetto è semplice: da un lato c'è una squadra a cui piace giocare partite del genere perché così è scritto nel suo DNA, dall'altro c'è una squadra che ha l'occasione della vita. Il tutto si riflette sul campo, perché i Lakers sono composti, organizzati e consapevoli dei loro mezzi, i Clippers invece sono frenetici e sbagliano spesso. La solidità mentale dei Lakers innervosisce i padroni di casa, che sbagliano troppo e mostrano il fianco agli avversari. I gialloviola sentono profumo di sangue e attaccano decisi, creando un primo squarcio di circa dieci punti con cui si arriverà alla pausa lunga.
Dopo l'intervallo i Clippers sono nervosi e si incartano offensivamente per 6 minuti consecutivi, cosa che risulterà loro fatale. I Lakers decollano e piazzano un altro parziale terrificante, che sa parecchio di fine dei giochi perché permette agli ospiti di andare sul più 26. Finita? Niente affatto se all'improvviso si "sveglia" CP3! Il play Laker-mancato si sveglia dal suo torpore e guida i suoi nella rimonta. Paul sembra aver perso quel timore reverenziale che lo attanagliava ed è finalmente efficace su entrambi i lati del campo. Ma per i Clippers ormai è troppo tardi, i Lakers sono comunque sul velluto e riescono a mantenere gli avversari a distanza di sicurezza. Nonostante qualche patema di troppo nel finale, passano i Lakers.
Finisce 115-101 Lakers. MVP Dwight Howard, che sottotraccia sigla una prestazione da 27 punti e 13 rimbalzi. Bene Gasol e Bryant, mentre CP3 sigla una doppia doppia da 15 punti e 13 assist: buone cifre, ma l'impatto è sempre insufficiente!


Game 4
Dopo aver sventato un clamoroso "colpo di stato", i Lakers sono chiamati a punire i sovversivi Clippers, sedotti ed abbandonati da un sogno più grande di loro. Riflettori puntati su CP3: se è quello del finale di gara 3, il re Kobe e il principe Dwight non sono ancora sicuri di aver trionfato.
L'inizio dei gialloviola è però degno di un dittatore, che dimostra la sua supremazia sul territorio attraverso una prova di forza: i Lakers sono aggressivi, attaccano con intensità e difendono con una voglia ed un'attenzione clamorose. La parte povera di Los Angeles si rivolge verso CP3, che però è tornato pulcino bagnato e resta atterrito davanti all'energia dei gialloviola. Gli ospiti volano, con "Metta World Peace" (a.k.a. Ron Artest) in versione "Stojakovic dei tempi belli" spesso attivato sugli scarichi. Se non fosse per Billups e Butler si assisterebbe ad un massacro, invece i Lakers si assestano "solo" sul +15 ma anche con un alone di forza attorno a loro assolutamente indelebile.
Ci si aspetta una reazione dai padroni di casa dopo l'intervallo, invece ad affondare il colpo sono gli ospiti che fuggono via indisturbati tra gli occhi increduli degli spettatori. Howard schiaccia di tutto, Kobe e Gasol dipingono movimenti sinuosi ed efficaci, Nash fa segnare pure gli spettatori e i Lakers volano: +20, poi +16 e poi un clamoroso parziale che porta i gialloviola sul +26 con pochi secondi dalla  fine del terzo periodo da giocare. I Clippers non vogliono farsi prendere a pesci in faccia in casa loro ed hanno il merito di rialzarsi: Billups, Butler, Belinelli e Griffin ci mettono la faccia, lottano e si sbucciano gomiti e ginocchia, ma da soli non possono nulla contro l'ondata gialloviola. Il "rastrellamento" è finito, gli ultimi minuti sono garbage time. Per gara 5 si ritorna allo Staples ricco ed è annunciata la condanna a morte con esecuzione in pubblica piazza per i Clippers.
Finisce 120-99 Lakers. MVP il principe Catalano, in arte Pau Gasol, che sfiora una clamorosa tripla doppia con 19 punti, 9 assist e 9 rimbalzi. Artest ne firma 21 (con 5 su 6 nelle triple, tutte prese wide open), Kobe e Howard sono top scorer con 25, mentre Nash sigla 8 punti e 12 assist. Per i padroni di casa bene Billups e Butler, ma Chris Paul è ancora irriconoscibile, solo 11 punti e 8 assist per lui.

domenica 25 novembre 2012

2k13-Playoff 2013: Western Conference Semi-Finals; Clippers@Lakers; Game 1 & Game 2

Game 1
Un derby di L.A. mai così prestigioso e atteso! Si prospetta una sfida degna del periodo feudale: Re Kobe deve scegliere il suo successore come signore di Los Angeles ed il principino Dwight Howard è l'erede al trono. Ma suo cugino Chris Paul è deciso a prendere in mano le redini del regno, cospira contro il Re ed il Principe e spera di portare L.A. nelle mani del suo casato. A chi andrà l'eredità di Re Kobe?
La partenza dei Clippers è ottima, con Butler subito aggressivo in attacco e con tutta la squadra reattiva in difesa. I Lakers però non tremano e rispondono colpo su colpo, con Howard e Bryant subito sugli scudi. La partita si assesta in una condizione di equilibrio, che però è destinato a scomparire sotto i colpi del Black Mamba. Re Kobe ha infatti capito che non è arrivato ancora il momento di abdicare e inizia ad "operare" proprio a cavallo tra i primi due quarti. Bryant segna a ripetizione e fa segnare, creando un primo strappo importante per i padroni di casa. CP3 è stranamente poco aggressivo in attacco e i Lakers riescono a scappare mentre i Clippers devono affidarsi a bocche da fuoco alternative: Butler, Hinrich e Bledsoe provano a fare le veci del timoroso Paul, ma il risultato non è certo comparabile a quello che dovrebbe dare il #3 ospite. I padroni di casa si issano sul +15 di metà partita e sembrano destinati a non voltarsi più indietro.
I Clippers però hanno energia da vendere e con due poderose schiacciate di Griffin ad inizio terzo quarto cambiano l'inerzia della gara. La rimonta degli ospiti sembra prospettarsi, ma il talento del quintetto base dei Lakers è tremendo: Gasol e Nash dipingono traiettorie di passaggio incomprensibili e Howard e Kobe fungono da braccio armato di straordinaria efficacia. L'offensiva dei Clippers dunque non produce la ricucita dello strappo che Vinny Del Negro si aspetta e perde efficacia nel tempo. I padroni di casa restano in controllo, ma non riescono a scappare mentre gli ospiti non sprofondano ma non riescono ad aggrappare i gialloviola: si continua così fino alla fine del match, senza garbage time, ma anche senza finale thriller. Intanto, la prima congiura contro il principe Howard è scongiurata.
Finisce 99-108 Lakers. MVP Dwigth Howard: 35+15 per lui. Bryant 27 punti, Gasol 21 e Nash 18 con 11 assist. Paul è spento e fa solo 14+8, il migliore dei Clippers è Caron Butler, con 31 punti e un ottimo 4 su 6 da 3.

Game 2
A causa di un problema con il salvataggio, è stato impossibile partecipare al match (ho dovuto simulare) e le statistiche risultano nulle. Si sa solo che i Clippers pareggiano la serie 1-1 ed ora si va allo Staples Center "povero" in condizione di parità.
Tranquillizzo comunque sul proseguimento della serie e della stagione: ho provato a giocare gara 3 ed il problema pare risolto, dunque la stagione prosegue tranquillamente.
Ci scusiamo per l'inconveniente.

giovedì 22 novembre 2012

2k13-Playoff 2013: First Round; Lakers@Mavs; Game 3 & Game 4

Game 3
Umiliati. Inutile girarci intorno, inutile allungare il brodo. Quanto si assiste in gara 3 tra Mavs e Lakers è una vera e propria umiliazione. Doveva essere la gara del riscatto e della speranza per i padroni di casa, la gara che quantomeno riapriva il discorso. Invece Dallas si lecca le ferite ed esce dal campo a testa bassa, indegna di guardare in faccia i propri tifosi.
112-69 il risultato in favore dei Lakers. Un massacro indescrivibile, con gli ospiti anche un po' imbarazzati per la pochezza degli avversari. Ci sono stati praticamente due quarti di garbage time, perché alla pausa lunga i Lakers erano sul +25, sospinti da Howard che sembrava giocare contro dei bambini. Gli ospiti provano a non infierire, si limitano a fare il minimo indispensabile ma Dallas segna solo 4 punti nel terzo quarto, nonostante i Lakers abbiano già chiaramente tirato i remi in barca.
Nella conferenza stampa post-partita, Dirk chiede scusa alla città ed ai tifosi, ma l'aria che si respira in Texas è piuttosto pesante e non è detto che non salti qualche testa.


Game 4
L'epilogo di una serie che poteva essere e non è stata. I Mavericks vogliono redimersi dopo la vergognosa prestazione di gara 3, ma i Lakers hanno tutto l'interesse nel chiudere definitivamente la serie.
I gialloviola mettono subito le cose in chiaro e fanno capire agli avversari che non ce n'è. Sono aggressivi e determinati i Lakers e piazzano subito il primo break. Dallas sprofonda subito nell'incubo, Nowitzki prova a rialzarla ma predica chiaramente nel deserto e i Mavs si ritrovano ad essere una squadra senza scopo. Come dice l'agente Smith nel celeberrimo Matrix Reloaded: "...sappiamo entrambi che, senza scopo, noi non esisteremmo. È lo scopo ad averci creati. È lo scopo che ci connette. È lo scopo che ci tira, che ci guida, che ci spinge. È lo scopo che ci definisce. È lo scopo che ci motiva..." e dunque Dallas è una squadra incapace di porre una resistenza, anche minima, ai Lakers; una squadra assolutamente non in grado di giocare come tale ed in completa balia degli avversari. I losangelini scappano e il rischio di vedere un secondo "massacro" è palpabile.
La partita finisce all'intervallo lungo, poi c'è solo del sano garbage time, nel quale Dirk, solo lui, salva la faccia rendendo il passivo meno grave. Salteranno delle teste in quel di Dallas, intanto la partita finisce 112-91.
I Lakers chiudono la serie 4-0, ma l'impressione è che la post-season dei gialloviola inizi dal prossimo turno.


Le altre
I Clippers si sbarazzano 4-2 degli Spurs, mostrando una fisicità impressionate, e raggiungono i cugini per una sfida ai playoff inedita e stuzzicante come non mai. Thunder facili sui Warriors, 4-0, mentre i T-Wolves ribaltano il fattore campo e vincono 4-2 la serie contro Denver.
Ad est, 4-1 per Chicago e Miami, rispettivamente su Knicks e Celtics (anche se privi di Pierce). I sorprendenti Wizards (secondi nella eastern conference) vanno fuori 4-2 contro Indiana, che raggiunge i 76ers vincenti 4-1 nella sfida contro i Nets.

mercoledì 21 novembre 2012

2k13-Playoff 2013: First Round; Mavs@Lakers; Game 1 & Game 2

Game 1
L'inizio del percorso verso il titolo. Ecco cosa rappresenta per i Lakers questa prima gara dei playoff. L'impressione è che Dallas è una vittima sacrificale, giunta ai playoff più per sbaglio che per altro; i Lakers sono una squadra in missione e sono pronti a piazzare il primo colpo in una serie da risolvere il prima possibile.
Dallas non è comunque scesa in campo per subire le angherie dei padroni di casa e parte quantomeno aggressiva su entrambi i lati. I Lakers però non si scompongono, sanno che gli ospiti devono dare impressione di solidità altrimenti vengono spazzati via, mantenendo comunque il controllo sulla gara. L'impressione è che da un momento all'altro i Lakers possano deflagrare e ad innescare l'ordigno ci pensa Kobe Bryant ad inizio secondo quarto. Il Mamba, quieto nei primi 12 minuti, diventa incontenibile e prende in mano le redini del match. Lo sguardo è quello delle grandi occasioni e le giocate sono lì a confermarlo: con una sequela di realizzazioni ed assist, Kobe trascina i suoi sul +15 e i Mavs appaiono già parecchio in difficoltà.
Al rientro dalla pausa lunga ci si aspetta la reazione degli ospiti, invece sono i Lakers ad aver preso coraggio e con un terzo quarto devastante i padroni di casa ammazzano definitivamente la gara. Gasol è puntuale nel punire gli avversari, Howard inarrestabile, Kobe fa un altro sport e Nash dirige l'orchestra da navigato direttore. Dallas sprofonda e se Dirk viene annullato in questa maniera (chiuderà con solo 12 punti) per gli ospiti è notte fonda. L'ultimo quarto si trasforma in occasione per vedere del garbage time e per iniziare a pensare a gara 2.
Finisce 91-123 Lakers. MVP Kobe Bryant: 22 punti e 14 rimbalzi per lui, ed una sensazione di dominio spaventosa per gli avversari. Bene anche Howard, 27 punti e 11 rimbalzi, e Gasol, 21+5+5. Dallas è nulla, Conley (arrivato in cambio di Mayo e Kaman) è il top scorer con 18, ma anche con 6 palle perse.

Game 2
"Now or never". L'idea di Dallas è questa: o vince gara 2 o questa serie è bella che andata. I Lakers lo sanno e non vogliono vedere violato lo Staples Center. 2-0 ed ipoteca sulla serie, obiettivo minimo per i gialloviola.
Gli ospiti partono bene, giocando molto aggressivi in difesa e spavaldi in attacco. La difesa dei Lakers va un attimo in difficoltà, ma l'attacco dei gialloviola continua a girare che è una meraviglia e i padroni di casa non permettono la fuga ai Mavs. I Lakers piano piano iniziano a prendere le misure all'attacco di coach Carlisle e per Dallas si spegne la luce improvvisamente, in quanto gli ospiti non hanno modo di contenere l'attacco dei gialloviola a causa della solita "coperta corta": Dallas non ha grandi difensori contro i giocatori di post basso dei Lakers, se arrivano i raddoppi partono sempre gli scarichi per tiri wide open, se non arrivano i raddoppi la punizione in uno contro uno non tarda ad arrivare. I gialloviola sono in controllo, non sbagliano un colpo e vanno al riposo lungo con 21 punti di vantaggio.
Chi si aspetta la riscossa dei Mavs ad inizio seconda frazione rimane deluso. Dallas è inerme contro la superiorità dei Lakers, che questa volta si manifesta attraverso la superiorità fisica di DH12, devastante nello schiacciare qualsiasi cosa si muova in area avversaria. Nowitzki, vecchio campione, però non ci sta a farsi prendere a pallonate e prova a caricarsi i suoi sulle spalle. Lo sforzo del tedesco è tanto encomiabile quanto inutile, perché la tempesta gialloviola è troppo veemente per essere arrestata. I Mavs resistono, provano a non capitolare definitivamente, ma a metà ultimo quarto devono arrendersi all'evidenza: anche gara 2 è dei Lakers.
Finisce 91-118 Lakers. MVP Howard: 31 punti, 9 rimbalzi e 3 stoppate. Kobe è nuovamente devastante, con 19 punti e 13 assist (attualmente miglior assistman dei playoff), Gasol e Nash giocano invece da all-round impilando punti, rimbalzi ed assist. Nowitzki chiude con 21 punti e 11 rimbalzi, ma è un uomo solo al comando.

lunedì 19 novembre 2012

2k13-Regular Season 2012-2013: "The End"

Jack Nicholson a bordo campo applaude come tutto lo Staples la squadra, pronta ad imbarcarsi nella sfida dei playoff. La stagione regolare è finita, finalmente diranno alcuni, e con essa il tempo di fare esperimenti e di scherzare. Si fa sul serio, ma prima ci godiamo giustamente le ultime sgambate in attesa del "grande ballo".
Come largamente preannunciato, formazioni spesso stravolte e rotazioni rivolte alla conservazione dei titolari la fanno da padrona per noi; al contrario di quanto previsto, però, il record risultante è largamente positivo. Paradossalmente, Aprile si apre con una sconfitta contro Dallas, sconfitta che sembra preannunciare un periodo di vacche magre. Invece, la risposta della squadra è veemente e schiantiamo in rapida successione Memphis, Clippers, Hornets, Blazers e Warriors, con le vittorie nel derby (fuori casa) e al Rose Garden a rappresentare perle di rara bellezza nella nostra stagione. Le partite sono tutte combattutissime e le vinciamo proprio grazie alle motivazioni, che pensavo la squadra non avesse più. Invece, i panchinari vogliono tutti fare bella figura, ci mettiamo sempre quel quid in più per meritare la vittoria ed i risultati ci danno ragione.
Le sole motivazioni però non valgono nulla se contro di te c'è una squadra preparata sia sul piano tecnico tattico che mentale, oltre che invischiata nella lotta della posizione ai playoff. Gli Spurs ci travolgono ma questa sfida sarà la rampa di lancio per l'ultima partita della stagione, giocata e vinta contro Houston da quella che i giornali della 2k-Los Angeles ormai chiamano "Quella sporca decina".
La partita contro i Rockets merita un approfondimento a parte. Andiamo a referto senza Gasol, Bryant e Nash, in panchina (ma senza completino e dunque solo in tuta) ci sono Howard e Artest. Il quintetto è Morris-JohnsonnOdom-Ebanks-Clark-Hill e chiaramente ci si aspetta la rivalsa da parte di Houston, squadra che ha giocato un campionato abbondantemente al di sotto delle aspettative. Invece, a dispetto dei pronostici, noi ci siamo. La sfida è piacevolissima e la partita da "amichevole" diventa "una gara 7 delle finali". Il pubblico salta dalla sedia ripetutamente, si assiste a giocate di gran classe, ma anche ad intensità e fisicità di alto livello. Piazziamo l'allungo decisivo proprio a metà del quarto periodo e porteremo a casa una superba vittoria nonostante Houston tenti una rimonta furibonda. Protagonisti indiscussi della nostra serata sono:

  • Jordan Hill: 27 punti e 16 rimbalzi
  • Darius Morris: 10 punti, 17 assist e 5 rimbalzi
  • Devin Ebanks: 23 punti, 8 rimbalzi e 4 stoppate
Finita la regular season, diamo un'occhiata ai premi stagionali. Howard è nel primo quintetto All-NBA e nel primo quintetto difensivo, oltre ad essere il DPOY. Coach Brown ritira il Coach of the Year a mio nome, mentre Rose è l'MVP della stagione e Anthony "monociglio" Davis è Rookie of the Year, infine Jrue Holiday si prende il Most Improved.
L'ultima informazione utile è il quadro dei playoff:

Seed Western Conference
Eastern Conference




1 Lakers
Bulls
8 Mavericks
Knicks




4 Spurs
Heat
5 Clippers
Celtics




3 Nuggets
76ers
6 Timberwolves
Nets




2 Thunder
Wizards
7 Warriors
Pacers

venerdì 16 novembre 2012

2k13-Regular Season 2012-2013: Dirittura d'arrivo.

La parte finale della stagione regolare NBA è sempre un momento piuttosto delicato. Gestire le energie, consolidare la posizione in classifica e non perdere la condizione fisica è un lavoro di alchimie tattiche di difficilissima soluzione. Le motivazioni poi iniziano ad avere un peso specifico di un certo tipo all'interno delle gare e dunque affrontare squadre ancora in lotta per un posto al sole può risultare alquanto complicato.
Le gare che giochiamo in questo periodo sono frutto di queste considerazioni. Il nostro primo posto ad ovest ed il secondo posto assoluto sono ormai praticamente consolidati e dunque la nostra concentrazione è rivolta alla gestione del gruppo e delle energie più che al risultato. Dopo aver perso contro i Kings allo Staples, (squadra in lotta appunto per la qualificazione ai playoff), otteniamo una doppia vittoria a Phoenix (ultima gara della stagione e forse in carriera in Arizona per il grande ex Nash) e contro i Wizards in casa. La gara con i capitolini la prendo come la prova generale. Visto il livello del loro campionato decido che questa è l'ultima gara "vera" della stagione e la prendo come una sorta di prova generale per i playoff. La squadra risponde bene, non siamo spumeggianti ma siamo efficaci e ci prendiamo la gara con autorità.
La nostra striscia si ferma però all'inizio del mini-tour che ci apprestiamo ad affrontare, in quanto arriva una sconfitta a San Francisco contro i Warriors, squadra in lotta per un posto di rilievo ad ovest. Il tour prosegue con un'altra sconfitta, questa volta contro i T-Wolves, in cui dimostriamo chiaramente di essere in vacanza. Non mi sta bene questo atteggiamento arrendevole e dunque arriva la riscossa contro i Bucks, che schiantiamo a domicilio inferendogli una lezione di basket di rara qualità. Nella "divertentissima" Milwaukee facciamo proprio un'esibizione in attacco, giochiamo bene, aggressivi e concentrati per tutti i 48 minuti di gioco. Il segnale alla lega è chiaro: siamo pure in vacanza, ma ci stiamo preparando per i playoff. Ci apprestiamo a chiudere il tour prendendo la strada per Sacramento, catino nel quale non siamo molto amati. È l'ultima gara da 30 minuti per i titolari per quanto riguarda la stagione regolare, ma ciò non ci salva dalla sconfitta. C'è l'inghippo però: i Kings sono ottavi e hanno un bisogno disperato di vincere, noi siamo sempre a distanza di sicurezza dai Thunder (che hanno rallentato) e i Bulls sono sempre irraggiungibili per noi. Motivazioni differenti, il trucco è là!
Ci aspettano solo le ultime due settimane di Regular Season, e poi si inizierà a fare sul serio: i playoff sono alle porte!

giovedì 15 novembre 2012

2k13-Regular Season 2012-2013: Quando escono i veri valori...

"E chi li ferma più?": è questa la frase più ricorrente nello SWAGGED-world quando ci si riferisce ai miei Lakers. Abbiamo cambiato passo, signori miei, e stiamo viaggiando a ritmi altissimi. C'è solo una controindicazione: le "grandi" del torneo che come noi stentavano hanno pure cambiato marcia, come se una sveglia collettiva puntata per l'All Star Weekend avesse suonato e tutti insieme ci fossimo messi in moto con l'obiettivo playoff.
Il nostro inizio di Marzo è di quelli che danno lo scossone terribile agli avversari ed alla classifica. Apriamo il 2k13-mese contro Atlanta allo Staples. Squadra di buon livello, ma niente di eccezionale, che visto come stiamo giocando ingurgitiamo con poche mosse. Un giorno di riposo e si va ad OKC. I Thunder hanno finalmente recuperato tutti gli effettivi e finalmente entrambe le squadre si presentano al completo per la sfida. Contro i Thunder attualmente però è impossibile giocare, stanno viaggiando come delle macchine perfette, e la sconfitta che arriva in volata sa più di vittoria che di debacle. Perdiamo nel finale, sbagliando due possessi consecutivi un po' per stanchezza, un  po' perché Durant&Co. erano semplicemente indiavolati. Poco male in realtà, perché infiliamo una striscia di quattro vittorie consecutive. Espugniamo prima New Orleans dove la sfida tra Davis e Howard è di quelle che fanno paura e il nostro Dwight la vince con un 20+20 da applausi. Poi doppia sfida allo Staples contro Raptors e Bulls. I Canadesi sono ormai avvolti in un velo di mediocrità dal quale difficilmente riescono ad uscire e li sconquassiamo con una partita tutta sostanza.
Contro i Bulls, invece, il discorso è più complesso. La partita è di quelle vere, perché entrambe le squadre hanno qualcosa da dimostrare: noi che all'andata abbiamo perso solo per un episodio, loro per legittimare il vantaggio in classifica (sono primi in classifica generale e lo scarto con noi, secondi, è di 6 gare!). La gara è spettacolare, punteggi bassi, difese aggressive e lotta su ogni pallone rappresentano il leitmotiv della partita. Il nostro ultimo quarto è però di quelli che fanno tremare i polsi, Bryant non accetta il concetto di sconfitta e manda i titoli di coda con un paio di canestri impossibili. Non c'è il tempo per godersi la vittoria perché partiamo per una tripla trasferta ad est. Il ritorno di Superman ad Orlando è la nostra prima tappa e Dwight dimostra tutta la sua compassione verso la sua ex-dimora, firmando una partita da 37 punti e 18 rimbalzi...Il tour del cuore per Howard sembra non fermarsi, visto che andiamo in back to back ad Atlanta, sua città natale. Qua paghiamo stanchezza e troppo entusiasmo, giocando una partita "allo specchio" con nessuna intenzione di sbucciarci le ginocchia. Quando siamo così, non c'è niente da fare e la sconfitta arriva puntuale. Ma, come detto in passato, questa squadra è femmina ed alla sconfitta di Atlanta fa da contraltare la vittoria ad Indianapolis. Siamo concentrati, desiderosi di lottare e aggressivi su ogni pallone: se ci mettiamo la testa giusta, non facciamo prigionieri e la W è la conseguenza naturale.
Diamo uno sguardo alla classifica prima di concludere. Siamo primi ad ovest con 6 gare di ritardo, come detto, di Bulls primi assoluti. Secondi ad Ovest sono risaliti i Thunder che sono in striscia di 16 vittorie consecutive! Ricordate Denver, sorprendentemente ai vertici? Ora è sesta ed in completa crisi. Miracoli dell'All Star Game!

martedì 13 novembre 2012

2k13-Regular Season 2012-2013: Sfide d'alto livello

L'All Star Weekend è da tutti considerato come il giro di boa per eccellenza dell'NBA. Ci si ferma e ci si diverte, ed è un modo per ricaricare le pile del fisico e della testa, deteriorate da una regular season che ti ha fatto già accumulare chilometri e sfide estenuanti. Dopo la pausa è però importante ripartire di slancio, perché gestire al meglio l'ultima parte di stagione regolare è fondamentale per arrivare ai playoff al meglio.
Quale sfida è la migliore possibile per riprendere il discorso? Come preannunciato, "il derby d'America", questa volta allo Staples, ci attende! Lakers-Celtics, è una battaglia infinita e dà sempre vita a partite epiche. Purtroppo, rispetto alla "gara d'andata" Boston è anche senza Garnett, e si presenta dunque con il solo Paul Pierce dei Big in campo. Noi abbiamo solo Gasol non al meglio, ma abbiamo recuperato definitivamente Artest e stiamo iniziando ad ingranare. Nonostante le assenze, Boston getta il cuore oltre l'ostacolo e lotta su ogni pallone. I nostri lunghi però la fanno da padrona, le nostre ricezioni statiche ci permettono di fare la differenza in attacco e l'assenza di Garnett ci aiuta ulteriormente in questo senso. I Celtics provano a resistere, ma Kobe ad inizio quarto periodo crea lo strappo decisivo e portiamo a casa definitivamente la sfida e per di più infliggiamo l'onta del garbage time agli avversari di sempre. Dopo la gara con Boston, attendiamo allo Staples un'altra squadra con cui si è sviluppata una certa rivalità: Portland. I Blazers sono una squadra giovane e con buone individualità, noi però giochiamo una gara solida, stiamo concentrati e la portiamo a casa senza grossi patemi d'animo.
Prepariamo le valige perché ci attende una doppia trasferta in back to back: Dallas e Denver. Contro i Mavs subiamo una battuta d'arresto importante: giochiamo male e finiamo la partita peggio e l'unica cosa da salvare è probabilmente che nessuno si è fatto male. Ma la squadra è tutto sommato "giustificata" perché quella con Denver è forse la sfida fondamentale di questa regular season: primi (noi) contro secondi ad ovest, e per giunta in un momento cruciale della stagione. A Denver la pausa dell'All Star Game ha fatto male e i Nuggets stanno andando a corrente alternata, ma sono pronti a giocarsi quella che è la partita della vita. Non hanno fatto però i conti con Steve Nash. Il canadese gioca una partita fenomenale da 28 punti, 12 assist e 3 rimbalzi, domina la sfida contro Lawson e ci guida ad una vittoria perentoria, con parecchio garbage time nel finale. Denver è annichilita e noi andiamo a +3 in classifica e mettiamo l'ipoteca su una conference che ha la classifica cortissima. La vittoria contro "le pepite" è di quelle che ti danno fiducia, ti fanno esaltare e ha l'effetto della benzina da Formula 1 erogata in un motore normale: allo Staples, i T-Wolves non hanno il tempo di entrare in campo che vengono spazzati via dal nostro furore. La vittoria e di quelle che mandano un segnale alla lega, siamo usciti fortissimi dai blocchi ed il nostro finale di stagione si preannuncia esaltante.
Chiusura obbligatoria su una notizia che però ci sconvolge. Dwyane Wade, guardia di Miami, si infortuna strappandosi il crociato e terminando in anticipo la 2k-stagione. Un protagonista in meno, un peccato per lo spettacolo!

domenica 11 novembre 2012

2k13-Regular Season 2012-2013: Verso l'All Star Game

I Grammy Awards sono una festa della musica per tutti gli appassionati, ma per le squadre di Los Angeles che giocano allo Staples significano solo una cosa: trasferta lunga in procinto dell'All Star Game.
Dopo essere stati a Phoenix e a Minneapolis, il nostro tour prosegue con la trasferta al Palace of Auburn Hills, dove siamo ospiti dei Pistons. È l'occasione per vedere all'opera il nostro nuovo attacco, la UCLA Offense, e devo ammettere che questo esordio non entrerà negli annali. Perdiamo giocando male in attacco e concedendo parecchio in difesa a causa dei contropiedi. C'è molto da lavorare per affinare automatismi e letture giuste, ma lo sapevamo e siamo ancora convinti che nel lungo periodo la scelta porterà i suoi benefici. La nostra tappa successiva è Brooklin, per la sfida contro i Nets. Otteniamo una bella vittoria, giocando non certo un basket spumeggiante ma solido ed efficace. Palle perse ancora troppe, ma giochiamo comunque con la testa giusta e questo è sufficiente per portare a casa la gara. Un giorno di riposo e poi ci aspetta "La Sfida". TD Garden, Boston, la lotta infinita tra bene e male, tra noi e loro, Showtime contro Pride: Lakers-Boston. Ai Celtics manca Rondo, noi siamo senza Artest e con Nash e Bryant con una gamba sola, ma poco importa: questa è la partita più importante della stagione. Si assiste ad una lotta senza quartiere, una partita clamorosa per intensità e qualità di gioco, si sputa sangue per ogni singolo pallone, ci si difende con le unghie e con i denti e si attacca con ferocia e cuore. L'equilibrio non si spezza mai, Kobe e Pierce danno vita ad una sfida "al contrario" annullandosi vicendevolmente in difesa e allora a decidere il match sono i "sidekick". Howard deposita nell'ultimo minuto due schiacciate tramortenti nel canestro verde e noi ci prendiamo la prima battaglia stagionale vincendo 94-91. Siamo inebriati dalla vittoria e l'entusiasmo cura qualsiasi ferita del fisico: in back to back schiantiamo a domicilio i Bobcats, chiudendo la gara già nel primo tempo.
La "Noche Latina" di Miami ci attende, per la seconda sfida della stagione tra Heat e Lakers. Abbiamo tutta la voglia di vendicare la sconfitta dello Staples, ma la partita si dimostrerà essere una debacle clamorosa. Senza Wade, Allen gioca la partita della vita, vendica Boston e ci manda una cartolina niente male in previsione finale. "He got game" è inarrestabile, chiuderà con un clamoroso 14 su 16 dal campo (5 su 6 da tre) e sarà la punta di un iceberg che ci trafigge scaraventandoci ad un clamoroso -30 finale (90-120). Kobe e Dwight ci provano, ma paghiamo stanchezza e condizione fisica non ottimale. La ripassata è di quelle che ti possono stordire, ma la squadra risponde bene ed al ritorno a casa contro i Suns ritroviamo la vittoria. Arriva intanto la notizia del recupero di Artest e della guarigione di Nash e Kobe e dunque ci affacciamo al derby che precede l'All Star Game ricchi di fiducia e speranza. Invece perdiamo il derby, grazie soprattutto a Ron Ron che ci fa tornare indietro in attacco. Niente di strano, l'attacco UCLA è figlio di letture e, come ogni attacco, familiarità, noi siamo ancora all'inizio del percorso d'apprendimento e dunque qualche passaggio a vuoto è sintomatico.
Ora c'è l'All Star Weekend, occasione per ricaricare le pile e per "studiare" in attacco ed alla ripresa ci attende la rivincita contro Boston. La stagione sta entrando nel vivo!

giovedì 8 novembre 2012

2k13-Regular Season 2012-2013: Imprevisti del mestiere


Gli infortuni sono una brutta bestia da affrontare e per una squadra un po' avanti con gli anni combattere contro gli infortuni è quasi obbligatorio. La vera fregatura arriva quando il periodo degli infortuni coincide con il periodo più ricco di scontri d'alta quota, perché non permette di valutare il vero valore della squadra negli scontri più duri. È esattamente questo il problema di cui soffriamo ora: infortuni celebri durante gli scontri importanti.
La nostra avventura riparte dalla trasferta in Canada per la sfida contro i Raptors. Nash si porta dietro la fascite plantare, Artest ha ancora la mano rotta, ma nonostante tutto riusciamo a portare a casa la vittoria. Andiamo in back to back a Chicago, che scopro essere prima assoluta anche a causa della crisi di Miami. La sfida è realmente straordinaria e noi paghiamo un po' di stanchezza che però non ci impedisce di arrivare alle battute finali in equilibrio. E qui, per la prima volta, Kobe ci “tradisce”, spedendo sul ferro il pallone del sorpasso ad un secondo dal termine e con un Deng che fa una difesa clamorosa. Per onor di cronaca, meglio sottolineare che Kobe ci aveva riportato in carreggiata dopo essere stati sul -10 a 5 minuti dal termine. Ma tant'è arriva la sconfitta e siamo tutti abbastanza arrabbiati. Rabbia che però non è sufficiente ad evitare la sconfitta a Memphis. Anche qua, lotta furibonda tutta la partita, ma la benzina manca proprio nel finale. Inizio a capire che qualcosa non va, soprattutto perché Kobe non riesce più a difendere sui migliori ed essere pure efficace in attacco e se Nash non può essere Nash a causa dell'infortunio soffriamo il doppio. A fermare i miei pensieri ci pensano i Jazz, che ospiti allo Staples si fanno schiantare come gli ultimi arrivati. È la classica vittoria scaccia-crisi e che fa morale in vista della sfida contro OKC.
Lo Staples è pronto per fare festa, ma OKC viene e lo saccheggia, facendo piombare i nostri tifosi nello sconforto. In realtà, si tratta della classica partita nata male e finita pure peggio, nella quale gli avversari segnano pure bendati e non puoi fare niente per impedirlo. Ciliegina sulla torta, Kobe si prende una storta alla caviglia e sarà a mezzo servizio per un po'. La delusione è tanta, ma la risposta della squadra non si fa attendere: facciamo fuori gli Hornets del fenomeno nuovo Anthony Davis e poi espugniamo Phoenix e Minneapolis, con due partite giocate con autorità e decisione.
Stiamo un po' zoppicando, inutile negare, ed il nostro attacco non mi piace ancora; urge allora correre ai ripari: sto studiando approfonditamente l'attacco UCLA, quello composto dai set noti come “1-4 X”, e penso proprio che dalla prossima gara i Lakers di Alp89 giocheranno in pieno “John Wooden style”.

martedì 6 novembre 2012

2k13-Regular Season 2012-2013: Scontro stellare!

Ci sono partite che segnano una stagione, la marcano in maniera indelebile e ti fanno capire che ce la puoi fare, a prescindere dal risultato della singola gara. E probabilmente la sfida con gli Heat per noi rappresenta proprio la partita della svolta. Ci arriviamo malissimo, con Artest che si rompe la mano in allenamento e con una fascite plantare che colpisce Nash: il primo sarà proprio indisponibile, il secondo sarà in campo ma con evidenti limiti di mobilità. Inoltre siamo in striscia, perché battiamo i Cavs che i Bucks allo Staples, mentre loro si sono incredibilmente bloccati e vengono da quattro sconfitte consecutive. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per perderla clamorosamente.
Ci presentiamo con Meeks titolare e Kobe sulle tracce di James in AP e paghiamo subito il nuovo assetto: Wade mette in difficoltà Meeks, Gasol sembra spento e Nash è chiaramente in difficoltà. Kobe capisce l'antifona e la mette sul personale con James, rendendo gli attacchi stagnanti ma anche più adatti alle nostre "nuove" caratteristiche. Si gioca in una situazione di equilibrio costante, le squadre si equivalgono e la tensione va alle stelle. Serve trovare l'uomo della svolta, quello che cambia la partita, e i primi a trovarlo siamo noi: corsi e ricorsi storici dicevano Vico e Machiavelli, e lo dico pure io se Earl Clark deflagra proprio contro gli Heat, proprio come un 2k12-world fa! Clark è inarrestabile, ci porta da solo sul +7 di fine secondo quarto e di lì a poco arriverà il momento della svolta.
Al rientro in campo infatti abbiamo una nuova verve, siamo aggressivi e ringhiamo su ogni pallone. Gasol si accende improvvisamente e andiamo via, scappiamo guidati dal nostro principe Catalano, che imbecca ripetutamente Howard in ricezione dinamica per poderose schiacciate. Miami non capisce più niente, noi segniamo a ripetizione ed in difesa giochiamo in 8 probabilmente perché non passerebbe neanche uno spillo. È fatta, gli ultimi minuti sono di garbage time e a fine gara il tributo dello Staples arriva puntuale per una squadra che ha capito di essere grande.
Finisce 92-107 Lakers. L'MVP se lo prende Howard con 28 punti (12 su 14 dal campo) e 6 rimbalzi. Personalmente l'avrei dato a Gasol, 15 punti+11 assist+5 rimbalzi; impossibile far passare sotto traccia la partita di Clark da 16 punti e 4 rimbalzi, così come obbligatorio parlare di Bryant: per lui solo 15 punti, ma un lavoro clamoroso su James tenuto a bada a solo 19 punti.